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Archivi per la categoria ‘Turismo’

SAGRE E FESTE
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LA SAGRA DEGLI AGRUMI
 
Famosa in tutta l’isola per la bontà dei suoi agrumi, fiore all’occhiello del Sarrabus, Muravera dedica a questi frutti una bella sagra che ha meritato l’inserimento tra “I Grandi Eventi della Sardegna”. La prima edizione fu organizzata nel febbraio del 1961 su iniziativa della Pro Loco Muraverese in collaborazione con il Comune. Allora fu chiamata Fiera Folkloristica dell’Agrume e ideata con lo scopo principale di valorizzare una realtà viva nel Sarrabus rappresentata dalla coltivazione degli agrumi che, per caratteristiche climatiche e territoriali rappresentava il top nell’Isola. Divenuto oggi un appuntamento imperdibile che integra il patrimonio naturalistico delle coste con la cultura e le risorse dell’entroterra, questo avvenimento mette puntualmente alla prova il sistema turistico e di accoglienza segnando di fatto l’inizio della stagione turistica nel territorio.
Centro della manifestazione è la Sfilata alla quale partecipano alternandosi i gruppi folk provenienti da tutta la Sardegna che mostrano attraverso i loro variopinti e antichi costumi la millenaria storia dei vari paesi sardi, una nutrita schiera di Cavalieri e le famose etnotraccas. Queste ultime ricostruendo scene di vita agropastorale e domestica, costituiscono una delle attrazioni principali forse la più importante in quanto, attraverso ricostruzioni fedeli, riportano al presente autentici spaccati di vita quotidiana che contribuiscono alla conservazione della memoria collettiva del Sarrabus. Ma il vero protagonista della festa è l’agrume che può essere non solo acquistato ma anche gustato nelle varie ricette locali. E’ proprio in questo ambito che trova il suo spazio la tradizione gastronomica locale: a far da cornice alla Sagra vi è infatti la manifestazione collaterale della Sagra dei Portali che permette di percorrere un vero e proprio itinerario del gusto ricco di pietanze semplici e gustose non solo a base di agrumi. Al pomeriggio fino a sera inoltrata la festa propone i balli tipici del popolo sardo
 
 
 
Giugno – Settembre: Estate Muraverese
 
Dal mese di giugno fino alla prima metà di settembre, Muravera ogni sera anima la sua estate con appuntamenti diversi che spaziano dalle iniziative culturali, agli spettacoli teatrali e itineranti, alle Mostre d’Artigianato e di prodotti locali con degustazione gratuita, alle Rassegne Musicali, offrendo una varietà di avvenimenti che soddisfano le esigenze di grandi e piccoli e che accompagnano lo shopping lungo l’isola pedonale che si svolge nelle strade centrali del paese fino a tarda notte.
 
 
 
Nodas – Festival del Folklore Internazionale
 
Dedicato alla musica e alla danza tradizionale, il festival si svolge nella centrale Piazza Europa, dove quattro o cinque gruppi folk provenienti da tutto il mondo, si alternano con quelli locali esibendosi in canti e balli tradizionali. Questa manifestazione folkloristica permette ai visitatori di avvicinarsi non solo alle antiche tradizioni del Sarrabus ma a quelle di tutto il mondo.
 
 
OHI SU MORU!
 
In prossimità della marina di San Giovanni ogni anno, l’ultima domenica di luglio ai piedi della storica Torre dei Dieci Cavalli La Forgia, attraverso la compagnia di teatro etnico “I Guitti” di Muravera, mette in scena la rappresentazione teatrale “Ohi su moru!”.
Questo era il grido d’allarme all’approssimarsi delle navi dei pirati barbareschi che secoli fa terrorizzavano le popolazioni delle coste sarde. Così l’eco di questo grido si diramava da una torre costiera all’altra attraverso suoni di corno, segnali di fumo o di fuoco, a seconda che fosse giorno o notte. Tutta la popolazione accorreva e si metteva in guardia, pronta a difendere con tutte le forze la propria terra, arida e difficile da lavorare, ma amata e troppe volte invasa dallo straniero. Gli attori fanno un salto nel passato e, immedesimandosi completamente, mettono in scena uno dei tanti attacchi dei pirati, mostrando al contempo la vita delle popolazioni sarrabesi dell’epoca. E’ un evento da non perdere non solo per l’originalità degli scenari che si presentano e che vedono la Torre riassumere tutto il vigore di un tempo, ma anche perché offre la possibilità di conoscere un pò della nostra storia.
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MASKARAS: IL CARNEVALE ETNICO DELLA SARDEGNA
 
Ogni estate Muravera, agli inizi di Agosto offre, non solo al turista ma a tutta la popolazione locale, uno spettacolo unico attraverso la manifestazione “Maskaras”. Questo è un carnevale molto diverso e meno ridanciano che ha come centro delle maschere tragiche, maschere cupe che muovendosi con passo cadenzato, al suono greve ed inquietante dei campanacci si esibiscono, in una lunga sfilata che ripercorre tutta la via principale del paese, nelle loro danze rituali, evocando i riti propiziatori legati alla vita dei campi. Nel bel mezzo della manifestazione ci si dimentica spesso di essere solo spettatori, poiché le numerose maschere coinvolgono, nei loro riti ancestrali, le persone che affascinate si fanno travolgere.I diversi gruppi provengono soprattutto dal Nord della Sardegna e sono:
Mamuthones e Issohadores provenienti da Mamoiada che caracollano lenti al ritmo di una danza ubriacante, sacra e malinconica, rivolta a scacciare gli spiriti maligni da persone e armenti, incedono fra la gente che li adora tanto da voler essere uno di loro; le maschere cupe producono nel silenzio un unico e intenso strepito di campanacci in un rito inebriante di misteriosità.
I Boes e Merdules di Ottana procedono in un disordinato e tumultuoso corteo, una fune li lega inesorabile, uomo e bestia uniti dal giogo della vita. Tra le varie figure la più temuta e misteriosa è “Sa Filonzana” rappresentante la Parca greca della morte.
Altrettanto affascinanti sfilano i Sos Thurpos (“i ciechi”, “gli storpi”), originari di Orotelli. Portano l’abito di velluto, i gambali di cuoio e cupi pastrani d’orbace un tempo usati dal pastore nel periodo invernale. Seminatori con volto celato mettono in scena la lotta contro i proprietari dei pascoli, rappresentata attraverso il capovolgimento dei ruoli tra contadino e bue.
Nei Sos Tamburinos di Gavoi si può rivivere invece la festa attesa da sempre: balli al suono de su pipiolu (flauto arcaico in canna) in un’incessante melodia.
Maschere in sughero uniche e misteriose sono Su Bundu di Orani che, in un animato corteo mettono in scena il rito della semina con tutte le credenze e superstizioni dell’ambiente contadino della Barbagia.
Non si può non sentire dentro la danza dei Mamutzones e Urzu di Samugheo che, con i loro campanacci, suonano inesorabili il ritmo della passione e della morte per ingraziarsi la natura affinché i raccolti siano abbondanti.
S’Urthu di Fonni le cui antiche origini risalgono alla fine dell’800, mima invece nelle sue rappresentazioni la processione, il rogo, il processo subito dal personaggio “su Ceomo”, fantoccio che simboleggia il carnevale condannato all’impiccagione e arso al rogo, responsabile di tutte le malefatte compiute dai membri della comunità nell’anno precedente.
S’Urtzu di Ula Tirso, vittima del carnevale, è infine una maschera tragica mezzo uomo e mezzo animale, rappresentazione concreta e ideale del dio Dionisio, figura temuta ma che allo stesso tempo ha il potere di allontanare le maledizioni e la siccità, propiziando la fertilità.
 
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LA FESTA DI SANT’AGOSTINO
La devozione per Sant’Agostino ancora oggi molto sentita tra la popolazione muraverese, viene celebrata in una grande festa che dura cinque giorni e che vede alternarsi i riti religiosi a quelli civili in un programma che offre al visitatore differenti alternative culturali e di intrattenimento. Fra i riti religiosi spicca, la processione che conduce il simulacro del Santo per le vie del Paese trasportato su un antico cocchio trainato da buoi ornati a festa. Ad accompagnarlo, oltre ai fedeli, il gruppo folkloristico che nel suo costume esalta l’antichità e la tradizione della festa, e la Banda Musicale che fa strada al Santo rendendo più solenne la cerimonia religiosa. Tutti i rioni coinvolti dal passaggio della processione, preparano le strade a festa, addobbandole con piante e cospargendole di petali di fiori e foglie di piante aromatiche quali la menta e il basilico; le finestre e i balconi vengono addobbati dagli antichi pezzi di corredo e negli angoli delle strade i vicinati allestiscono piccole cappelle. La processione si conclude con la Santa Messa celebrata ormai da diversi anni nel piazzale della Chiesa Parrocchiale a causa della numerosa folla di fedeli che puntualmente si recano ad onorare il Santo. Suggestivi anche i riti civili, tra i quali restano immancabili le gare di cantori dialettali, l’affascinante musica delle launeddas e i tipici balli appartenenti alla tradizione sarda. Si affiancano al folklore le manifestazioni sportive, le rassegne culturali e le mostre di prodotti dell’artigianato locale. Immancabile ed affascinante lo spettacolo pirotecnico.

     

LE FESTE CAMPESTRI
 
In passato erano molto sentite le feste che si celebravano nelle diverse chiese campestri presenti nel territorio, caratteristiche per folklore e manifestazione religiosa. Dalla parrocchia locale si conduceva il santo alla chiesetta campestre, nella sera della vigilia; se la chiesa era vicina si conduceva il simulacro del santo a spalla, se invece la chiesetta era lontana si conduceva in cocchio, su un carro trainato dai buoi. Il giorno seguente si svolgevano i festeggiamenti, con riti religiosi al mattino, balli al pomeriggio fino al rientro del santo in sede, seguito dai fedeli e preceduto dal suonatore di launeddas. Fra le diverse feste campestri, presenti nel territorio, quasi tutte hanno resistito nel tempo: Sant’Antioco, San Priamo, Santa Maria e presto verrà ripristinata anche l’antica festa campestre in onore di San Giovanni Battista presso la sua omonima chiesa.
 
La Festa di Sant’Antioco
 
Nei quindici giorni seguenti la Pasqua, Muravera ripercorre ogni anno i riti religiosi in onore di Sant’Antioco. I festeggiamenti in onore del Santo si sono svolti sino al 1990 circa quando la costruzione divenne pericolante. La festa ha subito così un’interruzione fino al 2002, anno in cui è terminato il restauro della chiesa che l’ha resa nuovamente agibile. I riti religiosi si svolgono in questo modo: la domenica pomeriggio i fedeli conducono il simulacro del Santo in una solenne processione religiosa dalla Chiesa di San Nicola alla chiesetta campestre; lì il Santo trascorre la notte fino al lunedì sera quando lo stesso gruppo di fedeli lo riconduce alla chiesa parrocchiale di Muravera. Un tempo la festa in onore di Sant’Antioco era più sentita, la domenica sera un sortito gruppo di bancarelle animava la festa e i fedeli trascorrevano il pomeriggio tra canti e balli al suono di launeddas. Ora i riti civili non esistono più.
 
La Festa di Santa Maria
 
Nel mese di settembre, nella località un tempo chiamata Carruti presso la quale sorge ancora oggi la chiesetta di Santa Maria, pastori, pescatori e contadini, giungevano dal paese per offrire tutta la loro devozione alla Madonna. In questa località si celebrava una solenne festa in occasione della quale il simulacro di Santa Maria veniva portato da Muravera su un cocchio trainato dai buoi, seguito in processione dalla gente a piedi e dai cavalieriScopo principale di questi pellegrinaggi era la natura religiosa, e spesso, le motivazioni di questa profonda devozione celavano non solo i voti di singole persone, ma anche di intere comunità che invocavano la cessazione di carestie, pestilenze e inondazioni. Si offrivano alla Santa i prodotti ricavati dal duro lavoro e altri venivano messi a disposizione della comunità per l’organizzazione di una grande festa incentrata su un pranzo conviviale che si svolgeva nei campi adiacenti la chiesetta stessa. Terminato il pranzo seguivano i festeggiamenti accompagnati dall’immancabile suono delle launeddas che facevano da supporto e cornice a balli e canti, dando vita ad una fantastica giornata di festa. I festeggiamenti si sono svolti sino al 1963, dopo questa data la tradizione è stata ripristinata il 9 settembre 2001, in seguito al restauro della chiesa campestre, ma di quella che un tempo era l’antica festa è rimasto solo l’aspetto religioso.
 
La Festa di San Giovanni del 1922
 
La devozione per San Giovanni Battista a Muravera risale al 1300 circa ed è testimoniata non solo dalla presenza dell’omonima chiesa campestre ma anche dalla cappella che nella parrocchiale di San Nicola di Bari fu dedicata a tale santo. Utilizzata fino al XVI secolo la chiesetta fu abbandonata in seguito alle incursioni barbaresche ma dall’archivio della Chiesa Parrocchiale ci perviene una curiosa notizia storica risalente al 1922 e riguardante la Festa di San Giovanni: “La vigilia della festa – che cade il 24 giugno dell’anno 1922 – il simulacro di San Giovanni Battista, adagiato su di un cocchio tirato da buoi – partiva dopo 80 anni di riposo, alla volta della sua chiesa – accompagnato dalla confraternita del Rosario – delle società religiose – e da tutto il popolo muraverese. Colà giunti il Parroco rev. Emilio Secci, munito di facoltà, benedisse la nuova chiesetta, ed il giorno dopo ne celebrava la festa – con numeroso intervento di popolo. Dall’ora in poi tutti gli anni, il 24 giugno si va in pellegrinaggio con il santo e vi si celebra la messa cantata. La riedificazione di essa non fu per devozione del santo; ma un semplice pretesto per fare una scampagnata e per divertirsi coi balli alla sera; giacchè la mattina alla S. Messa non intervennero più di quindici persone compreso il parroco, il sacrista, il cantore e il suonatore di launeddas!”
La festa in onore di San Giovanni non viene più celebrata da oltre 70 anni ma ora grazie al recente restauro si potrà farla rivivere nelle sue tradizioni religiose e civili.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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111708-1154-imonumentid21I MONUMENTI.
Il territorio di Muravera, oltre alle bellezze naturali riconosciute spesso quasi esclusivamente nel mare, nasconde al suo interno diversi monumenti che hanno storie uniche da raccontare.
Nella presenza di numerose chiese, si denota la forte devozione religiosa, già a partire dal 1316, grazie a un inventario fatto redigere dalle autorità del comune di Pisa, è possibile attestare la presenza di villaggi un tempo fiorenti vicino all’attuale Muravera come Petrera, Sorrui, Caruti. Gli abitanti di queste ville o “biddas” producevano lo stretto necessario per la loro sussistenza, sfruttando i prodotti della terra o dell’allevamento, ma anche e soprattutto, basando il loro lavoro sulla coltivazione della vite e sulla produzione e commercializzazione del vino. Quanto prodotto in eccedenza, veniva investito nella costruzione di chiese.
Ciò è testimoniato dagli archivi storici che indicano la presenza di ben tredici chiese di cui oggi solo cinque possono essere visitate: due si trovano nel centro abitato: San Nicola di Bari e Santa Lucia; mentre le altre tre rurali sono dedicate a San Giovanni Battista, a Santa Maria e a Sant’Antioco.
A difesa di queste ville (o biddas), nonché del Regno di Sardegna, furono fatte costruire tra il XIV ed il XVIII secolo le torri costiere contro le incursioni islamiche e barbaresche. Le torri comunicavano tra di loro attraverso i segnali di fuoco di notte e di fumo di giorno.
A testimoniare questo passato, fanno da sentinella alle nostre spiagge la Torre dei Dieci Cavalli, la Torre Salinas e la Torre di Monti Ferru.
Testimonianza di un passato più recente sono i monumenti che possiamo trovare nel centro storico di Muravera: il Portico Petretto e Sa Domu de is Candelajus (tipica abitazione in stile sarrabese).
 
LE CHIESE
 
CHIESA PARROCCHIALE SAN NICOLA DI BARI
La parrocchiale di Muravera, risalente all’epoca gotico-catalana del XV-XVI secolo, è dedicata fin dall’origine a San Nicola di Bari, ed è situata nella Piazza Chiesa del centro storico del paese. Al suo interno presenta una navata unica su cui si aprono le cappelle laterali, con il presbiterio avente forma quadrata. Le cappelle che si aprono sulla navata, due a destra e quattro a sinistra rispetto al portale d’ingresso, sorsero in epoca più tarda, in prevalenza tra il XVI e il XVII secolo, e sono dedicate alla Vergine del Rosario, al Santissimo Crocifisso, a San Giovanni Battista e a Santa Lucia.
La sua struttura è stata interessata da due importanti interventi di restauro, uno risalente alla fine del XVIII secolo, esattamente nel 1796, dal quale probabilmente deriva la conformazione attuale, il secondo, più recente, risale al 1993. La chiesa attualmente propone ancora uno schema di derivazione catalano aragonese; la facciata mostra un prospetto a capanna, senza nessun ornamento, sovrasta il portale d’ingresso una finestra rettangolare dalla forma semplice e lineare.
Sulla destra si erge la robusta torre campanaria del XVII secolo elaborata dalle maestranze cagliaritane abili ed esperte riconosciute al tagliatore di pietra Julia’ Taris. La sua architettura a canna quadrata è di stile tardo-gotico, suddivisa in tre ordini in cui, nel secondo, si aprono le finestre dove sono alloggiate le campane, mentre la parte terminale è ornata con dei merli.
Nei suoi arredi interni la chiesa conserva gelosamente tratti di storia: l’arco che permette l’accesso al presbiterio presenta una particolare decorazione nel capitello costituita dal blasone dei Carròs, famiglia nobiliare che a partire dal 1332 aveva avuto il controllo del villaggio di Muravera ricevendolo in feudo fino al 1511, anno in cui muore Violante Bertran Carròs ultimo erede della famiglia.
Di particolare interesse è anche l’altare maggiore che si limitava fino al 1750 alla mensa realizzata dallo scultore milanese Domenico Andrea Spazzi nel cui paliotto pose una formella ottagonale, racchiudente sul bassorilievo l’icona di San Nicola vescovo (protettore di donne e bambini) nell’atto di salvare miracolosamente i tre fanciulli nel tino. L’altare maggiore fu portato a compimento diciassette anni dopo, esattamente nel 1767,dal marmoraro genovese Giovanni Battista Asquer.
Molto preziosi sono anche i due retabli in legno di epoca barocca e un statua in legno, scolpita da Scipione Aprile nel 1603, che rappresenta San Sebastiano. Altrettanto affascinante è la storia della bella croce d’argento cesellato di cui la leggenda narra che fu donata alla chiesa di San Nicola da uomo che era stato fatto prigioniero dai Saraceni ma che poi era stato fortunatamente liberato.
 
CHIESA DI SANTA LUCIA
La Chiesa di Santa Lucia è situata tra la Via Cambosu, la Via Santa Lucia e la Piazzetta omonima. Risalente al XVI secolo, faceva parte del villaggio di Petrera, antico abitato ora denominato Rione Santa Lucia, che contava nel suo territorio due chiese: quella appunto di Santa Lucia e quella della Vergine d’Itria, (ora non più esistente). La Chiesa a pianta rettangolare irregolare, nella facciata è provvista di campana di bronzo, di piccole dimensioni dove sono raffigurati in rilievo, la Madonna con Bambino e Rosario, il Crocifisso, ornamenti floreali e in basso tutt’intorno la scritta con data: AVE MARIA GRATIA PLENA – ANNO DOMINI 1728. Si accede all’interno attraverso un portoncino a due ante in ferro bicromato deteriorato dall’usura del tempo; nei prospetti laterali si trova una piccola finestra per parte con infissi e scurini in ferro; è divisa in tre navate, aventi ciascuna tre archi a tutto sesto per parte. Nel periodo che va dal 1920 al 1930 e nell’anno 1960 fu oggetto di interventi sia interni che esterni.
A Muravera si registra fin dall’antichità una forte devozione per la Santa, così come per San Giovanni Battista, San Priamo e Sant’Antioco come testimoniano le chiese campestri ad essi dedicate.
In particolare per la Chiesa di Santa Lucia, protettrice della vista, i fedeli disposero l’acquisto di importanti suppellettili, preziosi argenti, tessuti pregiati di seta o velluto per le belle statue. Un’ulteriore testimonianza di devozione popolare sono trenta “occhi di santa Lucia” in argento ora conservati nella parrocchiale di San Nicola.
Ora è aperta al culto e vi si celebra la messa una volta alla settimana, e ogni anno, nella ricorrenza delle Palme, dalla Piazzetta antistante, dopo aver impartito la benedizione parte la Solenne Processione.
 
CHIESA DI SANTA MARIA
La Chiesetta campestre di Santa Maria è ubicata a circa due Km dal centro abitato in prossimità della S.S. 125, ben visibile dalla strada e poco distante dal Nuraghe Murtas. La sua costruzione rientra in quei modelli di Architettura Ecclesiastica Minore diffusasi tra la seconda metà del XVII e la prima metà del XVIII secolo, periodo in cui si seguono forme più semplici e rigorose.
E’ costituita da un navata unica per il culto; la facciata ha un semplice portale e termina con un campanile a vela. Il tetto a capanna è sostenuto da due capriate in legno di ginepro e tegole di laterizio posate alla sarda direttamente sulle canne e sul tavolato.
L’altare è in muratura ed è sormontato da una nicchia a muro che accoglieva il simulacro del santo. Anticamente sorgeva nel villaggio denominato Carruti, uno dei più importanti ed economicamente più vitali che fu abbandonato a causa delle guerre di conquista e delle incursioni barbaresche.
 
CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA
La chiesa di San Giovanni è situata a circa 4 km da Muravera in direzione Cagliari, sulla strada vicinale da Località San Giovanni alla Peschiera, che corre parallela alla S.S. 125. Per giungervi occorre percorrere il bivio di San Giovanni che conduce all’omonima marina, a 120 metri girando a sinistra e percorrendo la strada vicinale, dopo circa 400 metri si scorge immersa nel verde la chiesetta campestre.
Di essa non si conosce esattamente la data dell’edificazione, anche se da un inventario fatto redigere dalle autorità del Comune di Pisa nel 1316, si attesta la presenza di villaggi un tempo fiorenti vicino all’attuale Muravera tra cui vi era la Villa di Sorrui, localizzata presso la Torre dei 10 cavalli, nella quale sorgeva anche la chiesa di San Giovanni. Questo era indubbiamente uno dei centri più importanti ed economicamente più vitali della zona considerata la popolazione ivi insediata che si attestava intorno ai 150 abitanti. La guerre di conquista del territorio, il regime feudale imposto nel regno catalano-aragonese di Sardegna e Corsica dal 1324, le incursioni barbaresche del XV e XVI secolo, favorirono l’abbandono dei villaggi costieri con il conseguente ingrandimento di quelli sopravissuti come fu per Muravera. Dopo questo periodo della chiesetta campestre ci pervengono notizie storiche dal Casalis (1843) e dall’Archivio Arcivescovile di Cagliari fin dalla fine del 1700. La chiesa è stata probabilmente abbandonata fin dalla prima metà del 1800 e di essa si ritrovano notizie storiche risalenti al 1922 dall’Archivio della Chiesa Parrocchiale di San Nicola di Bari, nel quale si cita che un gruppo di volenterose persone del paese guidate da un certo Pitzalis Severino si misero di proposito a riedificarla e vi riuscirono, aiutati dalle oblazioni del popolo.
In quell’anno la vigilia della festa che cade il 24 giugno, il simulacro di San Giovanni Battista, adagiato su un cocchio tirato da buoi, partiva dopo 80 anni di riposo, alla volta della sua chiesa, accompagnato dalla Confraternita del Rosario, dalle società religiose e da tutto il popolo muraverese.
Lì dopo aver benedetto la nuova chiesetta, il giorno dopo si celebrava la festa, con numeroso intervento di popolo. Da quel momento in poi tutti gli anni si andava in pellegrinaggio con il Santo e vi si celebrava la messa cantata, presumibilmente fino al 1931.
Da quel periodo in poi la chiesa è stata nuovamente abbandonata, ma nel 2004, grazie a un intervento di ristrutturazione, è stata ricondotta alle sue antiche origini con lo scopo di riportare in essa la devozione per il Santo e le feste che in tale luogo si svolgevano.
 
CHIESA DI SANT’ANTIOCO
Edificata ai piedi del Bruncu Sant’Antioco, l’omonima chiesa si può raggiungere dopo aver percorso la provinciale che da Muravera conduce a San Vito. La costruzione è realizzata con pietre locali, tagliate in forme irregolari, legate fra loro con argilla. È costituita da un’unica navata e da una sagrestia. La facciata è rivolta a est, dispone di tre ingressi ed è priva di campanile.
 
MONUMENTI STORICI URBANI
 
IL PORTICO PETRETTO
Imboccando la Via Portico all’altezza della Piazza Europa si giunge nel cuore del centro storico del paese, dove si può ammirare il Portico Petretto, un suggestivo monumento in pietra risalente alla fine del XVII secolo. E’ costruito su un arco che sovrasta l’omonima via, ed è coperto. Ai lati si aprono quattro piccoli archi, due per lato che oltre ad abbellire la costruzione danno luce all’interno.I nostri anziani raccontano che il monumento fu costruito dalla famiglia Petretto, proprietaria delle due case ai lati della strada, con lo scopo di transitare da una proprietà all’altra quando pioveva ma soprattutto durante i forti acquazzoni, molto frequenti nella zona. Il Portico fu utilizzato fino alla prima metà del 1800, e oggi resta solo una delle due case che venivano messe in comunicazione dallo stesso.
 
SA DOMU DE IS CANDELAJUS (La Casa dei Candelai)
Sa Domu de is Candelajus è ubicata nel centro storico del paese tra la Via Montis e la Via Speranza, e rappresenta uno dei pochi modelli di casa sarrabese ancora intatta e presente nel paese, risalente circa al 1790, apparteneva alla famiglia Pilia. La struttura è pressochè intatta, visitandola si può ammirare l’identità della famiglia che la abitava, le sue possibilità economiche abbastanza agiate, il carattere dei suoi prorpietari, i pensieri, i sentimenti più intimi, la forte devozione cristiana. Percorrendo le sue stanze si avverte, comparando il nuovo con l’antico, come questa abitazione sia rimasta a testimoniare un tempo lontano.
Vi si accede tramite un grande portone in legno “su potali” all’interno del cortile si apre la loggia “su stalu”, un porticato costruito davanti alle camere su cui esse si affacciano e prendono luce il cui pavimento, grazie alla mano abile del padrone di casa, forma quasi un “tappeto speciale” costituito di pietre levigate dal fiume disposte a formare ricami di fiori. Probabilmente la preziosità di questo ambiente è da ricondurre al tipico utilizzo della loggia che rappresentava il centro della casa, il luogo del disbrigo delle mansioni domestiche: vi si ricevevano le visite, vi si tesseva, vi si accoglieva la servitù, d’estate vi si sostava al fresco e d’inverno vi si godeva il tepore del sole. La cucina, chiamata in dialetto “su foxili”, era sempre esclusa dalla loggia ma comunicante con essa e rappresentava l’ambiente intimo familiare, spesso vi si concentrava la famiglia nei momenti di lutto attorno al grande camino circondato da seggioline basse “cadireddas”.
Si accede al piano di sopra tramite una scala in legno, qui si trova la camera da letto che comprende il solaio “su stazzu” dove venivano custoditi i cereali, sopraelevato in misura tale che la donna vi potesse accedere in piedi con una corba in testa. Nella parte superiore si trova altresì un altro ambiente prezioso nonché insolito, il laboratorio delle candele, da cui deriva il nome che le è stato attribuito. Qui infatti l’ultima proprietaria, con devozione religiosa, produceva le candele per gli ex voto. Ora è adibita a Casa Museo, frequentemente ospita delle mostre, tra cui l’ultima “Genti de bidda mia” di Pinuccio Sciola.
 
LE TORRI COSTIERE
 
TORRE DEI DIECI CAVALLI (Anche Torre della Porta)
Percorrendo la S.S. 125 in direzione di Cagliari all’altezza della Marina di San Giovanni, lungo uno dei canali del Flumendosa, si scorge la Torre dei Dieci Cavalli unica nel suo genere non solo in Sardegna ma in tutto il mondo, oggetto e teatro di tante battaglie degli uomini del Sarrabus. Non si conosce l’anno preciso della sua edificazione, ma si può collocare nel XVI secolo, in epoca spagnola. Fu costruita per la difesa dalle frequenti e temute invasioni dei barbari africani che non si limitavano a far razzia di cose e animali, ma si spingevano ben oltre attraverso rapimenti in massa di uomini, donne e bambini che venivano ridotti in schiavitù ma soprattutto utilizzati negli scambi commerciali del Mediterraneo.
La Torre dei Dieci Cavalli era così chiamata perché era costantemente presidiata da dieci guardie a cavallo sempre pronte ad avvisare le popolazioni limitrofe dell’imminente pericolo armati di fucili da posta e dotati di uno spingardo che sistemato sul lastrico d’armi a circa 10 m dal suolo con il suo micidiale fuoco poteva coprire una vasta area. Chiamata anche Torre della Porta, si compone di una torre circolare eretta su un basamento voltato con archi provvisto di una porta attraverso la quale passava la Strada Reale e si accedeva al territorio di Muravera.
Risulta in funzione già nel 1581, ben prima che, Filippo II, figlio dell’imperatore Carlo V, varasse la Reale Amministrazione delle Torri. Al 1767 risale invece la richiesta per lavori di manutenzione straordinaria e per la dotazione di munizioni e di un cannocchiale. Dai documenti d’archivio risulta che i viveri e le munizioni erano a carico delle ville di Muravera, San Vito e San Priamo.
Cessa la sua attività nel 1774 quando il Conte Ferrero Della Marmora attraverso una lettera inviata ai ministri di giustizia e consiglieri della Villa di Muravera delibera l’abbandono della Torre della Porta e il licenziamento della guarnigione.
 
TORRE SALINAS
La Torre Salinas è ubicata sull’omonima collina alta 50 m che si affaccia a picco sul mare. Chiamata anche Torre delle Saline, fu costruita intorno al 1650 circa per custodire le Saline del Colostrai, difendere le ville e le proprietà della “Curatoria dell’Incontrada del Sarrabus” e avvertire le popolazioni del pericolo che arrivava dal mare attraverso un collegamento visivo con la Torre di Capo Ferrato e con la Torre dei Dieci Cavalli. Delle torri di Sardegna è l’unica a pianta quadrata che si sviluppa su tre piani rastremati verso l’alto. Risulta presidiata nel 1581 e nel 1686 subì un particolare consolidamento.
Nonostante nel 1776 le popolazioni vicine avessero costituito un fondo per il suo restauro con lo scopo di ricostruirla per la sicurezza di quei litorali, ancora nel 1785 nessuna opera di ripristino era stata fatta, così il Governo sollecitò l’inizio dei lavori e promise un artigliere, uno spingardo e due soldati torrieri per controllare la foce del fiume, le peschiere e le coltivazioni. I lavori iniziarono però solo nel 1817 su progetto redatto dal regio architetto Gerolamo Melis.
La torre, recentemente restaurata nel 2003, rappresenta uno dei punti panoramici della zona.
 
TORRE DI MONTI FERRU
   

Ubicata in Località Capo Ferrato, la Torre di Monte Ferru si trova sulla cima dell’omonimo monte da cui si può ammirare un vero e proprio panorama che abbraccia tutto il territorio di Muravera: a destra verso Costa Rei e a sinistra verso Feraxi. La sua architettura si presenta di forma tronco-conica di pianta circolare. Come tutte le torri costiere risalenti tra il XIV e il XVIII secolo fu fatta costruire in una posizione da cui si poteva vigilare su un vasto settore costiero per difendere il Regno di Sardegna dagli attacchi islamici e barbareschi, con funzioni di avvistamento del nemico e di difesa della popolazione circostante; inoltre era anche adatta a comunicare con le altre due torri costiere (Torre Salinas e Torre dei dieci Cavalli) con il fuoco di notte e il fumo di giorno.
Attualmente per raggiungerla vi sono alcuni sentieri tra la macchia mediterranea difficilmente praticabili, ma da lassù si può ammirare un vero e proprio paradiso!
 
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scogli-mare-costa-rei   IL TERRITORIO
Situato nella costa sud orientale della Sardegna, il territorio di Muravera è considerato il centro del Sarrabus e dista circa 64 km da Cagliari.
Sorto ai piedi delle colline guardanti il mare, la sua altitudine varia dai 7 ai 20 m, ha un clima mite con piogge concentrate in brevi periodi dell’anno, soprattutto in autunno e in inverno; frequente è la presenza del maestrale che rende meno percepibile l’umidità con temperature che variano dai 10° C nel periodo invernale ai 28°C in quello estivo.
La morfologia del territorio è variegata, i monti, sviluppandosi verso est e degradando rapidamente verso la costa, delimitano pianure d’origine alluvionale, solcate da fiumi e numerosi torrenti tra cui il principale è il Flumendosa, un tempo chiamato Soeprus. I rilievi montuosi non superano quasi mai i 500 m d’altitudine e offrono suggestivi panorami mozzafiato. Il territorio, per lungo tempo tagliato fuori dalle più importanti vie di comunicazione, può vantare oggi di un patrimonio boschivo di particolare fascino che racchiude in sé ambienti incontaminati dove vivono differenti specie di animali selvatici tra cui cinghiali, cervi e aquile reali e dove la flora nei vari periodi dell’anno riserva ai visitatori una moltitudine di colori e profumi. Di particolare interesse è la foresta di Baccu Arrodas, un fitto bosco di macchia mediterranea, attrezzato per il ristoro nelle lunghe passeggiate primaverili dove è possibile visitare l’omonima miniera nella quale si estraeva l’antimonio e l’argento.
            Altrettanto suggestivi e ricchi di fascino sono i 69 km di costa che delimitano ad est il territorio: dalle Spiagge di Muravera, a quelle di Torre Salinas, a quelle di Feraxi e diCapo Ferrato per giungere infine a quelle di Costa Rei, si possono ammirare litorali splendidi, dove le tonalità della sabbia assumono diverse colorazioni che vanno dal grigio chiaro fino al bianco scintillante. Le coste, oltre alle spiagge incantevoli e poco affollate, offrono ai turisti un mare cristallino che racchiude in sé un mondo sommerso ricco di storia e di fondali meravigliosi. Patrimonio naturale di grande prestigio sono gli Stagni, zone umide di notevole interesse naturalistico-faunistico soprattutto per la presenza di numerose specie d’avifauna.
 
 
 
 LE SPIAGGE
SPIAGGIA DI SAN GIOVANNI
Località:
Marina di San Giovanni.
Come ci si arriva:
Lungo l’Orientale Sarda a 4 km da Muravera si trova sulla destra l’indicazione turistica per l’arenile che separa dal mare l’omonimo stagno. 
 
Sorvegliata dalla Torre dei Dieci Cavalli circondata dal verde della macchia mediterranea e dalla tipica vegetazione palustre, la spiaggia ampia e ricca di sabbia quarzosa, per la molteplicità dei servizi offerti e per la vicinanza al centro abitato, è particolarmente adatta alle famiglie e ai disabili.
 Servizi:
parcheggio, adatto ai disabili, bar, piccola ristorazione, noleggio pedalò/natanti, noleggio ombrelloni e sdraio, adatta per il windsurf.
 
SPIAGGIA DI TORRE SALINAS
Località:
Torre Salinas
Come ci si arriva:
Percorrendo la strada che da Cagliari conduce a Muravera, dopo aver oltrepassato la frazione di San Priamo al 56 km si trovano le indicazioni che permettono di raggiungere la Località di Torre Salinas dove si accede all’omonima spiaggia.
 
Caratterizzata da sabbia finissima e sconfinata e circondata da un inviolata campagna, la spiaggia accoglie il visitatore con una sinfonia di colori che vanno dal verde della vegetazione, al blu cangiante delle acque, all’azzurro del cielo. L’acqua limpidissima a riva lascia intravedere la massa di alcuni scogli. Sulla destra, la spiaggia è chiusa da un promontorio roccioso sul quale si erge la torre quadrata delle Saline edificata nel XVII secolo. Questa si può raggiungere percorrendo un sentiero ripido e faticoso ma che vale la pena di percorrere per il magnifico panorama che offre.
 
Servizi:
Ampio parcheggio,  accessibile  ai disabili
SPIAGGIA DI COLOSTRAI
Località:
Colostrai.
Come ci si arriva:
Percorrendo la strada che da Cagliari conduce a Muravera, dopo aver oltrepassato la frazione di San Priamo al 56 km si trovano le indicazioni che permettono di raggiungere la Località di Torre Salinas. In prossimità del campeggio si svolta a destra e proseguendo, la prima strada sterrata che arriva al mare, conduce alla spiaggia di Cristolaxedu. La spiaggia di Colostrai, si raggiunge costeggiando il fianco orientale dello stagno imboccando le diverse vie d’accesso attraverso la pineta.
La spiaggia, lunga quasi 2 km è circondata dalla macchia mediterranea e protetta dalle dune, spesso coperte di gigli di mare e papaveri gialli, costituita prevalentemente di materiale quarzoso abbastanza fine. Il mare si caratterizza per la bassa profondità dei fondali e presenta svariate tonalità d’azzurro. Tutto il panorama nel suo complesso è davvero suggestivo: i colori sgargianti della vegetazione si alternano con quelli tenui della sabbia e del mare evocando sensazioni di benessere e puro relax.
 
Servizi:
parcheggio, bar, accessibile ai disabili, noleggio patini/natanti, noleggio ombrelloni e sdraio, hotel.
SPIAGGIA DI FERAXI
Località:
Località Feraxi.
Come ci si arriva:
Percorrendo la SS 125 si arriva al bivio per San Priamo e si gira a sinistra all’altezza del cartello turistico per Feraxi. Da qui si svolta nuovamente a destra e si seguono le indicazioni per l’arenile.
La spiaggia presenta un profilo verticale abbastanza regolare e si estende per oltre 2,5 km fino alla foce del Rio Corr’e Pruna. Questo è un tratto costiero di particolare bellezza, privo di strade asfaltate, ma ricco di sterrate e sentieri che conducono a un’ampia spiaggia immersa nella macchia mediterranea, particolarmente suggestiva. La sabbia, fine e color panna, viene accumulata dal vento in buona quantità e nella parte retrostante la spiaggia alcune dune abbondano di una rigogliosa vegetazione. Protetta a Sud dal vento di scirocco grazie al promontorio di Capo Ferrato, la spiaggia è esposta invece al levante e al grecale. Nelle immediate vicinanze si trova una pineta, meta ideale per consumare un picnic in tutto relax.
 
Servizi:
parcheggio, adatta per i bambini, per il windsurf, bar, piccola ristorazione, noleggio ombrelloni e sdraio, noleggio pedalò e natanti
 
SPIAGGIA DI PORTU DE S’ILLIXI E DI CALA SA FIGU
Località:
Capo Ferrato.
Come ci si arriva:
Seguendo le indicazioni che conducono alla spiaggia di Feraxi, da questo punto in poi si prosegue sulla strada sterrata che unisce Feraxi a Costa Rei  fino a quando si incontra  una breve deviazione a sinistra che conduce a questa spiaggia.
 Queste due calette sono considerate, sotto l’aspetto ambientale, dei gioielli soprattutto per l’isolamento, l’asperità dei luoghi, la varietà delle specie vegetali presenti e la trasparenza delle acque. La prima è una piccola insenatura incastonata tra le rocce del promontorio di Capo Ferrato nella quale si estende una bella spiaggia divisa in due parti da una scoglio granitico rossastro. La caletta è lunga circa 200m ed è incorniciata alle sue spalle dai rilievi che a destra si alzano fino ai 115 m e da una collina a picco sul mare. Solo dopo aver percorso i 200 m circa di sterrato in discesa, ormai in prossimità del mare ci si accorge della presenza, sulla sinistra, di una seconda spiaggia, (Cala Sa Figu) molto appartata e separata dalla principale da una lingua di roccia. La sua perfetta forma ad anfiteatro, delimitato da pareti di roccia, ne fa un vero teatro con un tratto costiero delimitato da due rocce di granito che sembrano due totem posti a guardia.
 Servizi:
parcheggio, adatta per i bambini, per il windsurf.
 CAPO FERRATO
Località:
Capo Ferrato.
Come ci si arriva:
Ci si dirige verso Costa Rei, una volta imboccata la Strada Provinciale N° 97 per Capo Ferrato, si prosegue per una strada sterrata in salita, fino al raggiungimento del promontorio.
 Le insenature di roccia granitica lo rendono uno dei punti più suggestivi della costa orientale sarda. Il nome fa chiaramente riferimento al fatto che le rocce di quest’area, di origine vulcanica, sono molto ricche di ferro. Il promontorio di Capo Ferrato, il cui profilo spicca nettamene al centro del paesaggio granitico per il colore bruno-cinereo e la sua perfetta forma di cono, ha un profilo molto frastagliato, lungo il quale si aprono piccole ma suggestive calette di indiscussa bellezza che è possibile raggiungere seguendo i piccoli sentieri facilmente identificabili.
 Servizi:
parcheggio, adatto per i bambini, per il windsurf, per l’attività subacquea.
SPIAGGIA DI PORTO PIRASTU
Località:
Capo Ferrato.
Come ci si arriva:
Ci si dirige verso Costa Rei, una volta raggiunto il villaggio di Capo Ferrato, si percorrono un centinaio di metri verso la zona alberata in direzione del capo, si individua sulla destra  una strada sterrata che porta all’ingresso di un terreno oltre il quale si giunge presso una vecchia costruzione. Al suo fianco si trova uno scivolo in cemento che conduce all’incantevole baia di Porto Pirastu.
 Un paesaggio speciale è quello che attende i visitatori di Porto Pirastu: rocce e scogli non molto alti contornano questo piccolo golfo, meta interessante per gli amanti delle immersioni e della pesca subacquea. Qui si trova uno scivolo in cemento che degrada verso il mare adatto solo per piccoli natanti, ma comunque molto apprezzato. Una pineta circonda la cala e la piccola spiaggia, le cui acque sono particolarmente trasparenti. La baia circostante presenta a sinistra tante piccole insenature caratterizzate da scogli granitici di colore ocra, mentre a destra, è delimitata da un basso promontorio.
 Servizi:
parcheggio, adatto per i bambini, per l’attività subacquea, per il windsurf.
 SPIAGGIA DI SA IBA DE ZIU FRANCISCU
Località:
Iba de Ziu Franciscu.
Come ci si arriva:
Ci si dirige da Cagliari verso Costa Rei percorrendo la Strada Provinciale N° 97 per Capo Ferrato, una volta raggiunto l’omonimo campeggio, si imbocca la strada sterrata che lo costeggia e che conduce alla spiaggia.
 La spiaggia è bianchissima di sabbia molto fine e ha un mare da favola color cobalto. Nelle colline circostanti è possibile effettuare lunghe  passeggiate a piedi o a cavallo.
 
Servizi: parcheggio, adatto per i bambini, per il windsurf, per l’attività subacquea.
 
SPIAGGIA DI COSTA REI
Località:
Costa Rei.
Come ci si arriva:
Dista circa 70 km da Cagliari, si può facilmente raggiungere sia percorrendo la SS 125 Orientale Sarda sia per il tramite della strada costiera meridionale, fino a Villasimius, e da qui inoltrandosi verso nord. Tutte le differenti zone possono essere raggiunte facilmente a piedi grazie a numerosi sentieri d’accesso.
 
La baia di Costa Rei è il tratto di costa sud orientale della Sardegna che dallo Scoglio di Peppino si estende verso nord fino alle rosse scogliere di Capo Ferrato per circa 7,5 km, divisa nei settori di Costa Rei a Sud e Piscina Rei a Nord. In questo lungo e cangiante tratto di costa, protetto dal maestrale, si può godere di un mare tranquillo per buona parte dell’anno: per pescare, per lo sci d’acqua, per le immersioni subacquee ma anche per una bella nuotata. La spiaggia è spettacolare per la sua ampiezza e le sue acque cristalline, che in prossimità degli scogli formano delle piscine naturali e che assumono tutte le tonalità del blu cobalto Tutto il litorale è protetto da una folta e rigogliosa macchia mediterranea il cui profumo, trasportato dal vento, si combina con quello salmastro del mare.
 Servizi:
edicola, centri commerciali, hotel, parcheggio, adatta ai disabili, per i bambini per il windsurf, noleggio ombrelloni, sdraie, pedalò e natanti.
 LO SCOGLIO DI PEPPINO
Località:
Costa Rei
Come ci si arriva:
Dista circa 70 km da Cagliari, si può facilmente raggiungere sia percorrendo la SS 125 Orientale sarda sia per il tramite della strada costiera meridionale, fino a Villasimius, e da qui inoltrandosi verso nord.
Lo “Scoglio di Peppino” è un blocco unico di granito chiarissimo dalla lunghezza di circa 30 m dalla forma di balena. Presenta una piccola insenatura dove l’acqua è bassa. A ridosso dello scoglio si erge una piccola foresta di ginepri rossi, alberi plurisecolari tipici delle coste sarde. La famosa roccia, sulla quale sono nate numerose leggende, è raggiungibile a nuoto, a sud della spiaggia “Mimosa del Mare”, oltre il quale si entra nel territorio di Castiadas.
 
Servizi:
parcheggio, adatta per i bambini, noleggio ombrelloni e sdraie, noleggio pedalò e natanti, adatta per attività subacquee, adatta per il windsurf, alta densità.
 
 
 
 
 GLI STAGNI
STAGNO DI SAN GIOVANNI
 
Situato al centro del sistema lagunare del Sarrabus, nelle immediate vicinanze della Foce del Flumendosa, comunica con il mare attraverso un canale artificiale. Ha un’estensione di circa 125 ettari ed è circondato da una vegetazione palustre selvaggia e incontaminata costituita prevalentemente da giunchi, canne e tamerici. La presenza di un’importante cooperativa di pescatori che praticano l’allevamento dei pesci e dei mitili gli attribuisce un ruolo economico di prestigio nel territorio.
 STAGNO DELLE SALINE
 
Percorrendo la SS 125 che da Cagliari conduce a Muravera, dopo aver oltrepassato la frazione di San Priamo, si prende, al km 56, il bivio per Torre Salinas. Ben visibile dalla strada, il piccolo stagno è collegato con il mare da un canale lungo circa 300 m. Il panorama è davvero suggestivo: i vivaci colori della macchia mediterranea si alternano con le trasparenze dello stagno, nelle cui acque sono presenti numerosi fenicotteri dalla bella livrea bianca screziata di rosa che ormai hanno stabilito la loro dimora fissa. Fino a qualche anno fa lo stagno d’estate si prosciugava completamente e la popolazione della zona vi raccoglieva il sale per uso domestico.
STAGNO DI COLOSTRAI E DI FERAXI
 
Ubicati nella pianura costiera di San Priamo e alimentati dal RioCorr’è Pruna e dal Rio Picocca, gli stagni di Colostrai e di Feraxi sono collegati tra loro e sono stati classificati Oasi Permanente di Protezione Faunistica.
Lo stagno di Colostrai, situato alle spalle dell’omonima spiaggia, è uno dei più suggestivi ambienti palustri della Sardegna. Vasto circa 110 ettari, costituisce una vera e propria depressione costiera dove il mare entra con difficoltà data la presenza di dune sabbiose che vi si frappongono. In esso soggiorna e si può ammirare una grande varietà di uccelli tra cui fenicotteri rosa, garzette, aironi bianchi e cinerini, Cavalieri d’Italia, cormorani, polli sultani e falchi di palude.Completamente percorribile a piedi lungo le sponde, lo stagno è in grado di fare la felicità degli amanti delle lunghe passeggiate e del birdwatching. Il valore naturalistico di questo stagno si completa con la numerosa vegetazione: il fragmite e la tifa e, nei punti più vicini al mare,  la salicornia.
Lo stagno di Feraxi, vasto circa 34 ettari, è circondato da una florida vegetazione di tamerici ed è costituito da un vasto specchio d’acqua che al tramonto dona un tocco di magia a tutto il paesaggio.
Dal punto di vista economico costituiscono insieme un’antica e insostituibile risorsa legata sia alla presenza di importanti peschiere sia  una prospettiva di sviluppo per l’ittiturismo e  per il turismo ambientale.
STAGNO DI PISCINA REI
 
Pur non essendo di grandi dimensioni, è molto interessante da esplorare a patto di calzare un paio di sandali in plastica o di camminare a piedi nudi. Le dune di sabbia finissima che fanno da barriera e la piovosità invernale e primaverile non sempre garantiscono la presenza d’acqua durante tutto l’arco dell’anno. Nei periodi di secca si può esplorare il fondo asciutto dello stagno e andare alla ricerca di meravigliosi organismi che lo hanno abitato, tra cui variopinte conchiglie di molluschi. Tutt’intorno la macchia mediterranea disegna nubi verdi di notevole fascino e il vento combina il profumo delle varie specie vegetali con quello salmastro del mare.
 
 
 LE FORESTE
BACCU ARRODAS
Tra le aree di notevole interesse ambientale soprattutto per la varietà e la diffusione di differenti specie vegetali, nonché per i suggestivi paesaggi che custodisce, merita una visita la foresta di Baccu Arrodas. Vi si giunge percorrendo la strada sterrata che parte dalla zona residenziale del centro abitato e che corre parallela al Rio Baccu Arrodas.
In questa foresta la vegetazione prevalente è costituita da querce, lecci, carrubi e corbezzoli di cui è possibile ammirarne le differenti colorazioni durante le diverse stagioni e sentirne i profumi percorrendo i sentieri pedonali appositamente costruiti. Anche la fauna è ricca di differenti specie, qui vivono il cinghiale, la lepre e il coniglio selvatico e il silenzio del bosco è spezzato dal canto dei merli, dei falchi, dei barbagianni e delle civette.
Tutta la zona è ben curata e al suo interno sono presenti delle aree di sosta nelle quali è possibile consumare un picnic all’ombra di alti alberi secolari dal tronco a colonna e dal fogliame scuro che lascia filtrare solo tenui raggi di luce.
Di notevole interesse storico all’interno della foresta si trova, immersa nel verde, la miniera di Baccu Arrodas. Utilizzata fino ai primi anni del dopoguerra questa, assieme alle altre miniere del Sarrabus, forniva la maggiore e migliore qualità d’argento allo stato nativo di tutta Italia. Molti campioni del prodotto minerario sono oggi conservati in vari musei nazionali.
Per assaporare la bellezza dei paesaggi e contemporaneamente vivere il silenzio e la tranquillità del bosco, ogni anno la Foresta di Baccu Arrodas ospita la passeggiata ecologica in mountain bike.
MONT’ARBU
         Una delle più belle foreste montane, quella di Mont’Arbu si estende per circa 1600 ettari su una cima alta 803 metri.  La vegetazione presente è costituita  fino ai 400 m dalla macchia mediterranea alta, con la presenza di magnifici lecci secolari, accompagnati da sugheri, carpini neri, agrifogli, tassi, lentisco e corbezzolo e una quantità di elementi floristici rari. La fauna presente presente in differenti specie permette di vedere, percorrendo i sentieri cervi e cinghiali, qualche gatto selvatico, ghiri, martore e aquile reali.
 
 
 
 I RELITTI
I RELITTI
 
Esistono numerosi e meravigliosi paesaggi sommersi che racchiudono un infinità di gioielli da scoprire, popolati da migliaia di organismi vegetali e animali, grandi e piccoli, dai colori insospettabili e dalle forme straordinarie. Insieme a questi organismi sott’acqua giacciono straordinarie testimonianze antiche e moderne di chi ha solcato i mari, che confermano quanto fosse trafficata la costa sin dai tempi più remoti. Ma il mare testimonia anche anni di tragedie e guerre, come dimostrano gli splendidi fondali di Capo Ferrato in cui si trovano antichi relitti, inanimati simulacri che raccontano gli anni della seconda guerra mondiale, nella quale l’isola fu al centro dello scontro bellico.
Tutte le navi che si trovano in questi fondali furono affondati da un sottomarino nemico inglese che, probabilmente pattugliava la costa orientale per fermare i convogli di vettovagliamenti diretti verso l’Africa.Quello che colpisce nei relitti, che offrono riparo a molte specie di pesci, è l’integrazione tra l’opera dell’uomo, che costruisce e distrugge, e la natura che rigenera con la bellezza dei colori e la pazienza del tempo.
 
Il Marte 
 
Nave da carico costruita nel 1917 e affondata nel 1942 da un siluro di un sommergibile nemico inglese. Si trova a sud di Capo Ferrato, poggiato su un fondale di sabbia bianca, spezzato in due tronconi, l’uno accanto all’altro. La parete della prua è adagiata su un fianco e, nella poppa, proprio il punto in cui la nave si è spezzata, ci sono varie cabine abbastanza distrutte. La stiva è quasi completamente scoperchiata, si trovano ancora i resti del carico mischiati e disposti alla rinfusa; probabilmente la nave si è rovesciata prima di affondare. Si può vedere anche il cannone totalmente incrostato e ricoperto da spugne.
 
 
Il Valdivagna
 
Adagiato sul fondo a 73 metri, non molto lontano dal relitto Marte, è una nave da carico costruita nel 1913 e affondata nel 1941 da un sommergibile nemico inglese. La zona di poppa è quella in condizioni migliori e doveva trattarsi della zona cabine, in quanto ci sono resti di letti e di sanitari.
 
 
Il Salpi
 
Nave da carico affondata nel 1942 da un sommergibile nemico inglese. Si trova a 3km da Capo Ferrato, adagiato sul fondo a 49 metri, ancora in buone condizioni, spezzato in due tronconi. La maggior parte delle sovrastrutture sono intatte, si può vedere il cannone di prua con le varie munizioni, boccaporti, gru da carico e postazioni per le mitragliatrici.
 
 
Il Palma
 
Nave da carico situata tra Capo Ferrato e Capo Carbonara, affondata nel 1941 da un sommergibile nemico inglese.
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REI CHARTER SERVICE
Loc. Monte Nai
Costa Rei
 
Tel. 348.3423930
Fax 070.9949185
 
 
Charter lungo il perimetro della Sardegna, escursioni lungo la costa sud-est e la visita delle bellezze naturali, immersioni nei nostri splendidi fondali e ampia gamma di servizi nautici e balneari.
 
 
 
Centro Immersioni Sardegna
Via delle Agavi
Costa Rei
 
Tel. e fax 070.991399 – 070.807500 (inv.)
 
 

Decine di immersioni tutte diverse fra loro per caratteristiche e difficoltà garantiscono ai nostri ospiti di qualsiasi livello, delle belle immersioni lunghe e sicure.

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