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Archivi per la categoria ‘Cultura e storia’

ASSOCIAZIONI OPERANTI NEL TERRITORIO
SETTORE ASSISTENZA E SERVIZI SOCIALI
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Associazione A.Vo.C.C. (Associazione di Volontoriato Egidio Coas Paolo Casula)
Via Dante, 22
09040 VILLAPUTZU (CA)
Tel. 070/9977670
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Associazione A.V.I.S. Sarrabus
Via Machiavelli, snc
09043 MURAVERA (CA)
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Associazione C.A.T. La Fonte
Via Trieste, 9
C.P. n.6
09040 VILLAPUTZI (CA)
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Associazione Volontari Protezione Civile Sarrabus-Gerrei
Via Petrarca, 12
09040 VILLAPUTZU (CA)
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Associazione Società Nazionale di Salvamento
Sezione Territoriale del Sarrabus
Via Machiavelli, snc
09043 MURAVERA (CA)
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SETTORE CULTURA E INFORMAZIONE
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Associazione Oratorio MADRE TERESA DI CALCUTTA”
Via Marconi n.107 – 09043 Muravera (CA)
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Associazione Culturale “SA BERTULA”
Via Saturno, 44 09043 Muravera (CA)
Cell. 338/3608820
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Associazione Culturale IL PORTALE
Via dei Glicini, 1
09043 MURAVERA (CA)
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Associazione Musicale e Culturale “G. VERDI”
Banda Musicale Città di Muravera
Via Marconi, 99/A
09043 MURAVERA (CA)
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Associazione Musicale e Culturale “SONOS ‘E CORO”
Coro Polifonico “San Nicola”
Via dei Tigli, 1
09043 MURAVERA (CA)
Tel. 0709930285
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Gruppo Folk Muraverese
Via G. Pascoli, 5
09043 MURAVERA (CA)
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Circolo di Lettura “S. Di Bella”
Via Roma
09043 MURAVERA (CA)
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Associazione Teatrale e Culturale “LA FORGIA”
Via delle Coccinelle, 24
09043 MURAVERA (CA)
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Associazione Culturale “RADIO LA VOCE”
Emittente Radiofonica Locale
Via Marconi, 107
09043 MURAVERA (CA)
Tel./Fax 070/9931481
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Associazione Carabinieri in Congedo
Via Nuraxierga, 23
09043 MURAVERA (CA)
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SETTORE PROMOZIONE TURISTICA
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Consorzio Operatori Turistici Costa Rei
Piazza Sardegna, 19
C.P. n.100
09043 COSTA REI – MURAVERA (CA)
Tel. 070/991451
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SETTORE SPORTIVO
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Associazione A.S.D. MURAVERESE TENNISTAVOLO
Via Corti Bois, snc
09043 MURAVERA(CA)
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Associazione Sportiva Tiro con l’Arco “SARCOPOS”
Vico Platani, snc
09043 MURAVERA (CA)
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Associazione Polisportiva Muravera
S.S.125 Km. 63,400
09043 MURAVERA (CA)
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Associazione Sportiva TENNISTAVOLO MURAVERA
Via dei Tigli, 3
09043 MURAVERA (CA)
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Associazione Bocciofila Petanque Sarrabus
Via Marconi, 56
09043 MURAVERA (CA)
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Scuola Tae Kwon Do e Kick Boxing Muravera
Via S.Agostino, 4
09043 MURAVERA (CA)
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Associazione Sportiva Dilettantistica Soft Air Sarrabus
Via dei Glicini, 12
09043 MURAVERA (CA)
www.softairsarrabus.it 
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Associazione Movimento e Danza “ENERGIE”
Loc. Valleverde
C.P. n.105
09043 MURAVERA (CA)
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Associazione Sportiva STELLA
Palestra Sirio
Via Carducci, snc
09043 MURAVERA (CA)
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Palestra Feng Huang Wu Xiao
Via S.Lucia, 28
09043 MURAVERA (CA)
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SAGRE E FESTE
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LA SAGRA DEGLI AGRUMI
 
Famosa in tutta l’isola per la bontà dei suoi agrumi, fiore all’occhiello del Sarrabus, Muravera dedica a questi frutti una bella sagra che ha meritato l’inserimento tra “I Grandi Eventi della Sardegna”. La prima edizione fu organizzata nel febbraio del 1961 su iniziativa della Pro Loco Muraverese in collaborazione con il Comune. Allora fu chiamata Fiera Folkloristica dell’Agrume e ideata con lo scopo principale di valorizzare una realtà viva nel Sarrabus rappresentata dalla coltivazione degli agrumi che, per caratteristiche climatiche e territoriali rappresentava il top nell’Isola. Divenuto oggi un appuntamento imperdibile che integra il patrimonio naturalistico delle coste con la cultura e le risorse dell’entroterra, questo avvenimento mette puntualmente alla prova il sistema turistico e di accoglienza segnando di fatto l’inizio della stagione turistica nel territorio.
Centro della manifestazione è la Sfilata alla quale partecipano alternandosi i gruppi folk provenienti da tutta la Sardegna che mostrano attraverso i loro variopinti e antichi costumi la millenaria storia dei vari paesi sardi, una nutrita schiera di Cavalieri e le famose etnotraccas. Queste ultime ricostruendo scene di vita agropastorale e domestica, costituiscono una delle attrazioni principali forse la più importante in quanto, attraverso ricostruzioni fedeli, riportano al presente autentici spaccati di vita quotidiana che contribuiscono alla conservazione della memoria collettiva del Sarrabus. Ma il vero protagonista della festa è l’agrume che può essere non solo acquistato ma anche gustato nelle varie ricette locali. E’ proprio in questo ambito che trova il suo spazio la tradizione gastronomica locale: a far da cornice alla Sagra vi è infatti la manifestazione collaterale della Sagra dei Portali che permette di percorrere un vero e proprio itinerario del gusto ricco di pietanze semplici e gustose non solo a base di agrumi. Al pomeriggio fino a sera inoltrata la festa propone i balli tipici del popolo sardo
 
 
 
Giugno – Settembre: Estate Muraverese
 
Dal mese di giugno fino alla prima metà di settembre, Muravera ogni sera anima la sua estate con appuntamenti diversi che spaziano dalle iniziative culturali, agli spettacoli teatrali e itineranti, alle Mostre d’Artigianato e di prodotti locali con degustazione gratuita, alle Rassegne Musicali, offrendo una varietà di avvenimenti che soddisfano le esigenze di grandi e piccoli e che accompagnano lo shopping lungo l’isola pedonale che si svolge nelle strade centrali del paese fino a tarda notte.
 
 
 
Nodas – Festival del Folklore Internazionale
 
Dedicato alla musica e alla danza tradizionale, il festival si svolge nella centrale Piazza Europa, dove quattro o cinque gruppi folk provenienti da tutto il mondo, si alternano con quelli locali esibendosi in canti e balli tradizionali. Questa manifestazione folkloristica permette ai visitatori di avvicinarsi non solo alle antiche tradizioni del Sarrabus ma a quelle di tutto il mondo.
 
 
OHI SU MORU!
 
In prossimità della marina di San Giovanni ogni anno, l’ultima domenica di luglio ai piedi della storica Torre dei Dieci Cavalli La Forgia, attraverso la compagnia di teatro etnico “I Guitti” di Muravera, mette in scena la rappresentazione teatrale “Ohi su moru!”.
Questo era il grido d’allarme all’approssimarsi delle navi dei pirati barbareschi che secoli fa terrorizzavano le popolazioni delle coste sarde. Così l’eco di questo grido si diramava da una torre costiera all’altra attraverso suoni di corno, segnali di fumo o di fuoco, a seconda che fosse giorno o notte. Tutta la popolazione accorreva e si metteva in guardia, pronta a difendere con tutte le forze la propria terra, arida e difficile da lavorare, ma amata e troppe volte invasa dallo straniero. Gli attori fanno un salto nel passato e, immedesimandosi completamente, mettono in scena uno dei tanti attacchi dei pirati, mostrando al contempo la vita delle popolazioni sarrabesi dell’epoca. E’ un evento da non perdere non solo per l’originalità degli scenari che si presentano e che vedono la Torre riassumere tutto il vigore di un tempo, ma anche perché offre la possibilità di conoscere un pò della nostra storia.
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MASKARAS: IL CARNEVALE ETNICO DELLA SARDEGNA
 
Ogni estate Muravera, agli inizi di Agosto offre, non solo al turista ma a tutta la popolazione locale, uno spettacolo unico attraverso la manifestazione “Maskaras”. Questo è un carnevale molto diverso e meno ridanciano che ha come centro delle maschere tragiche, maschere cupe che muovendosi con passo cadenzato, al suono greve ed inquietante dei campanacci si esibiscono, in una lunga sfilata che ripercorre tutta la via principale del paese, nelle loro danze rituali, evocando i riti propiziatori legati alla vita dei campi. Nel bel mezzo della manifestazione ci si dimentica spesso di essere solo spettatori, poiché le numerose maschere coinvolgono, nei loro riti ancestrali, le persone che affascinate si fanno travolgere.I diversi gruppi provengono soprattutto dal Nord della Sardegna e sono:
Mamuthones e Issohadores provenienti da Mamoiada che caracollano lenti al ritmo di una danza ubriacante, sacra e malinconica, rivolta a scacciare gli spiriti maligni da persone e armenti, incedono fra la gente che li adora tanto da voler essere uno di loro; le maschere cupe producono nel silenzio un unico e intenso strepito di campanacci in un rito inebriante di misteriosità.
I Boes e Merdules di Ottana procedono in un disordinato e tumultuoso corteo, una fune li lega inesorabile, uomo e bestia uniti dal giogo della vita. Tra le varie figure la più temuta e misteriosa è “Sa Filonzana” rappresentante la Parca greca della morte.
Altrettanto affascinanti sfilano i Sos Thurpos (“i ciechi”, “gli storpi”), originari di Orotelli. Portano l’abito di velluto, i gambali di cuoio e cupi pastrani d’orbace un tempo usati dal pastore nel periodo invernale. Seminatori con volto celato mettono in scena la lotta contro i proprietari dei pascoli, rappresentata attraverso il capovolgimento dei ruoli tra contadino e bue.
Nei Sos Tamburinos di Gavoi si può rivivere invece la festa attesa da sempre: balli al suono de su pipiolu (flauto arcaico in canna) in un’incessante melodia.
Maschere in sughero uniche e misteriose sono Su Bundu di Orani che, in un animato corteo mettono in scena il rito della semina con tutte le credenze e superstizioni dell’ambiente contadino della Barbagia.
Non si può non sentire dentro la danza dei Mamutzones e Urzu di Samugheo che, con i loro campanacci, suonano inesorabili il ritmo della passione e della morte per ingraziarsi la natura affinché i raccolti siano abbondanti.
S’Urthu di Fonni le cui antiche origini risalgono alla fine dell’800, mima invece nelle sue rappresentazioni la processione, il rogo, il processo subito dal personaggio “su Ceomo”, fantoccio che simboleggia il carnevale condannato all’impiccagione e arso al rogo, responsabile di tutte le malefatte compiute dai membri della comunità nell’anno precedente.
S’Urtzu di Ula Tirso, vittima del carnevale, è infine una maschera tragica mezzo uomo e mezzo animale, rappresentazione concreta e ideale del dio Dionisio, figura temuta ma che allo stesso tempo ha il potere di allontanare le maledizioni e la siccità, propiziando la fertilità.
 
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LA FESTA DI SANT’AGOSTINO
La devozione per Sant’Agostino ancora oggi molto sentita tra la popolazione muraverese, viene celebrata in una grande festa che dura cinque giorni e che vede alternarsi i riti religiosi a quelli civili in un programma che offre al visitatore differenti alternative culturali e di intrattenimento. Fra i riti religiosi spicca, la processione che conduce il simulacro del Santo per le vie del Paese trasportato su un antico cocchio trainato da buoi ornati a festa. Ad accompagnarlo, oltre ai fedeli, il gruppo folkloristico che nel suo costume esalta l’antichità e la tradizione della festa, e la Banda Musicale che fa strada al Santo rendendo più solenne la cerimonia religiosa. Tutti i rioni coinvolti dal passaggio della processione, preparano le strade a festa, addobbandole con piante e cospargendole di petali di fiori e foglie di piante aromatiche quali la menta e il basilico; le finestre e i balconi vengono addobbati dagli antichi pezzi di corredo e negli angoli delle strade i vicinati allestiscono piccole cappelle. La processione si conclude con la Santa Messa celebrata ormai da diversi anni nel piazzale della Chiesa Parrocchiale a causa della numerosa folla di fedeli che puntualmente si recano ad onorare il Santo. Suggestivi anche i riti civili, tra i quali restano immancabili le gare di cantori dialettali, l’affascinante musica delle launeddas e i tipici balli appartenenti alla tradizione sarda. Si affiancano al folklore le manifestazioni sportive, le rassegne culturali e le mostre di prodotti dell’artigianato locale. Immancabile ed affascinante lo spettacolo pirotecnico.

     

LE FESTE CAMPESTRI
 
In passato erano molto sentite le feste che si celebravano nelle diverse chiese campestri presenti nel territorio, caratteristiche per folklore e manifestazione religiosa. Dalla parrocchia locale si conduceva il santo alla chiesetta campestre, nella sera della vigilia; se la chiesa era vicina si conduceva il simulacro del santo a spalla, se invece la chiesetta era lontana si conduceva in cocchio, su un carro trainato dai buoi. Il giorno seguente si svolgevano i festeggiamenti, con riti religiosi al mattino, balli al pomeriggio fino al rientro del santo in sede, seguito dai fedeli e preceduto dal suonatore di launeddas. Fra le diverse feste campestri, presenti nel territorio, quasi tutte hanno resistito nel tempo: Sant’Antioco, San Priamo, Santa Maria e presto verrà ripristinata anche l’antica festa campestre in onore di San Giovanni Battista presso la sua omonima chiesa.
 
La Festa di Sant’Antioco
 
Nei quindici giorni seguenti la Pasqua, Muravera ripercorre ogni anno i riti religiosi in onore di Sant’Antioco. I festeggiamenti in onore del Santo si sono svolti sino al 1990 circa quando la costruzione divenne pericolante. La festa ha subito così un’interruzione fino al 2002, anno in cui è terminato il restauro della chiesa che l’ha resa nuovamente agibile. I riti religiosi si svolgono in questo modo: la domenica pomeriggio i fedeli conducono il simulacro del Santo in una solenne processione religiosa dalla Chiesa di San Nicola alla chiesetta campestre; lì il Santo trascorre la notte fino al lunedì sera quando lo stesso gruppo di fedeli lo riconduce alla chiesa parrocchiale di Muravera. Un tempo la festa in onore di Sant’Antioco era più sentita, la domenica sera un sortito gruppo di bancarelle animava la festa e i fedeli trascorrevano il pomeriggio tra canti e balli al suono di launeddas. Ora i riti civili non esistono più.
 
La Festa di Santa Maria
 
Nel mese di settembre, nella località un tempo chiamata Carruti presso la quale sorge ancora oggi la chiesetta di Santa Maria, pastori, pescatori e contadini, giungevano dal paese per offrire tutta la loro devozione alla Madonna. In questa località si celebrava una solenne festa in occasione della quale il simulacro di Santa Maria veniva portato da Muravera su un cocchio trainato dai buoi, seguito in processione dalla gente a piedi e dai cavalieriScopo principale di questi pellegrinaggi era la natura religiosa, e spesso, le motivazioni di questa profonda devozione celavano non solo i voti di singole persone, ma anche di intere comunità che invocavano la cessazione di carestie, pestilenze e inondazioni. Si offrivano alla Santa i prodotti ricavati dal duro lavoro e altri venivano messi a disposizione della comunità per l’organizzazione di una grande festa incentrata su un pranzo conviviale che si svolgeva nei campi adiacenti la chiesetta stessa. Terminato il pranzo seguivano i festeggiamenti accompagnati dall’immancabile suono delle launeddas che facevano da supporto e cornice a balli e canti, dando vita ad una fantastica giornata di festa. I festeggiamenti si sono svolti sino al 1963, dopo questa data la tradizione è stata ripristinata il 9 settembre 2001, in seguito al restauro della chiesa campestre, ma di quella che un tempo era l’antica festa è rimasto solo l’aspetto religioso.
 
La Festa di San Giovanni del 1922
 
La devozione per San Giovanni Battista a Muravera risale al 1300 circa ed è testimoniata non solo dalla presenza dell’omonima chiesa campestre ma anche dalla cappella che nella parrocchiale di San Nicola di Bari fu dedicata a tale santo. Utilizzata fino al XVI secolo la chiesetta fu abbandonata in seguito alle incursioni barbaresche ma dall’archivio della Chiesa Parrocchiale ci perviene una curiosa notizia storica risalente al 1922 e riguardante la Festa di San Giovanni: “La vigilia della festa – che cade il 24 giugno dell’anno 1922 – il simulacro di San Giovanni Battista, adagiato su di un cocchio tirato da buoi – partiva dopo 80 anni di riposo, alla volta della sua chiesa – accompagnato dalla confraternita del Rosario – delle società religiose – e da tutto il popolo muraverese. Colà giunti il Parroco rev. Emilio Secci, munito di facoltà, benedisse la nuova chiesetta, ed il giorno dopo ne celebrava la festa – con numeroso intervento di popolo. Dall’ora in poi tutti gli anni, il 24 giugno si va in pellegrinaggio con il santo e vi si celebra la messa cantata. La riedificazione di essa non fu per devozione del santo; ma un semplice pretesto per fare una scampagnata e per divertirsi coi balli alla sera; giacchè la mattina alla S. Messa non intervennero più di quindici persone compreso il parroco, il sacrista, il cantore e il suonatore di launeddas!”
La festa in onore di San Giovanni non viene più celebrata da oltre 70 anni ma ora grazie al recente restauro si potrà farla rivivere nelle sue tradizioni religiose e civili.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
111708-1154-imonumentid21I MONUMENTI.
Il territorio di Muravera, oltre alle bellezze naturali riconosciute spesso quasi esclusivamente nel mare, nasconde al suo interno diversi monumenti che hanno storie uniche da raccontare.
Nella presenza di numerose chiese, si denota la forte devozione religiosa, già a partire dal 1316, grazie a un inventario fatto redigere dalle autorità del comune di Pisa, è possibile attestare la presenza di villaggi un tempo fiorenti vicino all’attuale Muravera come Petrera, Sorrui, Caruti. Gli abitanti di queste ville o “biddas” producevano lo stretto necessario per la loro sussistenza, sfruttando i prodotti della terra o dell’allevamento, ma anche e soprattutto, basando il loro lavoro sulla coltivazione della vite e sulla produzione e commercializzazione del vino. Quanto prodotto in eccedenza, veniva investito nella costruzione di chiese.
Ciò è testimoniato dagli archivi storici che indicano la presenza di ben tredici chiese di cui oggi solo cinque possono essere visitate: due si trovano nel centro abitato: San Nicola di Bari e Santa Lucia; mentre le altre tre rurali sono dedicate a San Giovanni Battista, a Santa Maria e a Sant’Antioco.
A difesa di queste ville (o biddas), nonché del Regno di Sardegna, furono fatte costruire tra il XIV ed il XVIII secolo le torri costiere contro le incursioni islamiche e barbaresche. Le torri comunicavano tra di loro attraverso i segnali di fuoco di notte e di fumo di giorno.
A testimoniare questo passato, fanno da sentinella alle nostre spiagge la Torre dei Dieci Cavalli, la Torre Salinas e la Torre di Monti Ferru.
Testimonianza di un passato più recente sono i monumenti che possiamo trovare nel centro storico di Muravera: il Portico Petretto e Sa Domu de is Candelajus (tipica abitazione in stile sarrabese).
 
LE CHIESE
 
CHIESA PARROCCHIALE SAN NICOLA DI BARI
La parrocchiale di Muravera, risalente all’epoca gotico-catalana del XV-XVI secolo, è dedicata fin dall’origine a San Nicola di Bari, ed è situata nella Piazza Chiesa del centro storico del paese. Al suo interno presenta una navata unica su cui si aprono le cappelle laterali, con il presbiterio avente forma quadrata. Le cappelle che si aprono sulla navata, due a destra e quattro a sinistra rispetto al portale d’ingresso, sorsero in epoca più tarda, in prevalenza tra il XVI e il XVII secolo, e sono dedicate alla Vergine del Rosario, al Santissimo Crocifisso, a San Giovanni Battista e a Santa Lucia.
La sua struttura è stata interessata da due importanti interventi di restauro, uno risalente alla fine del XVIII secolo, esattamente nel 1796, dal quale probabilmente deriva la conformazione attuale, il secondo, più recente, risale al 1993. La chiesa attualmente propone ancora uno schema di derivazione catalano aragonese; la facciata mostra un prospetto a capanna, senza nessun ornamento, sovrasta il portale d’ingresso una finestra rettangolare dalla forma semplice e lineare.
Sulla destra si erge la robusta torre campanaria del XVII secolo elaborata dalle maestranze cagliaritane abili ed esperte riconosciute al tagliatore di pietra Julia’ Taris. La sua architettura a canna quadrata è di stile tardo-gotico, suddivisa in tre ordini in cui, nel secondo, si aprono le finestre dove sono alloggiate le campane, mentre la parte terminale è ornata con dei merli.
Nei suoi arredi interni la chiesa conserva gelosamente tratti di storia: l’arco che permette l’accesso al presbiterio presenta una particolare decorazione nel capitello costituita dal blasone dei Carròs, famiglia nobiliare che a partire dal 1332 aveva avuto il controllo del villaggio di Muravera ricevendolo in feudo fino al 1511, anno in cui muore Violante Bertran Carròs ultimo erede della famiglia.
Di particolare interesse è anche l’altare maggiore che si limitava fino al 1750 alla mensa realizzata dallo scultore milanese Domenico Andrea Spazzi nel cui paliotto pose una formella ottagonale, racchiudente sul bassorilievo l’icona di San Nicola vescovo (protettore di donne e bambini) nell’atto di salvare miracolosamente i tre fanciulli nel tino. L’altare maggiore fu portato a compimento diciassette anni dopo, esattamente nel 1767,dal marmoraro genovese Giovanni Battista Asquer.
Molto preziosi sono anche i due retabli in legno di epoca barocca e un statua in legno, scolpita da Scipione Aprile nel 1603, che rappresenta San Sebastiano. Altrettanto affascinante è la storia della bella croce d’argento cesellato di cui la leggenda narra che fu donata alla chiesa di San Nicola da uomo che era stato fatto prigioniero dai Saraceni ma che poi era stato fortunatamente liberato.
 
CHIESA DI SANTA LUCIA
La Chiesa di Santa Lucia è situata tra la Via Cambosu, la Via Santa Lucia e la Piazzetta omonima. Risalente al XVI secolo, faceva parte del villaggio di Petrera, antico abitato ora denominato Rione Santa Lucia, che contava nel suo territorio due chiese: quella appunto di Santa Lucia e quella della Vergine d’Itria, (ora non più esistente). La Chiesa a pianta rettangolare irregolare, nella facciata è provvista di campana di bronzo, di piccole dimensioni dove sono raffigurati in rilievo, la Madonna con Bambino e Rosario, il Crocifisso, ornamenti floreali e in basso tutt’intorno la scritta con data: AVE MARIA GRATIA PLENA – ANNO DOMINI 1728. Si accede all’interno attraverso un portoncino a due ante in ferro bicromato deteriorato dall’usura del tempo; nei prospetti laterali si trova una piccola finestra per parte con infissi e scurini in ferro; è divisa in tre navate, aventi ciascuna tre archi a tutto sesto per parte. Nel periodo che va dal 1920 al 1930 e nell’anno 1960 fu oggetto di interventi sia interni che esterni.
A Muravera si registra fin dall’antichità una forte devozione per la Santa, così come per San Giovanni Battista, San Priamo e Sant’Antioco come testimoniano le chiese campestri ad essi dedicate.
In particolare per la Chiesa di Santa Lucia, protettrice della vista, i fedeli disposero l’acquisto di importanti suppellettili, preziosi argenti, tessuti pregiati di seta o velluto per le belle statue. Un’ulteriore testimonianza di devozione popolare sono trenta “occhi di santa Lucia” in argento ora conservati nella parrocchiale di San Nicola.
Ora è aperta al culto e vi si celebra la messa una volta alla settimana, e ogni anno, nella ricorrenza delle Palme, dalla Piazzetta antistante, dopo aver impartito la benedizione parte la Solenne Processione.
 
CHIESA DI SANTA MARIA
La Chiesetta campestre di Santa Maria è ubicata a circa due Km dal centro abitato in prossimità della S.S. 125, ben visibile dalla strada e poco distante dal Nuraghe Murtas. La sua costruzione rientra in quei modelli di Architettura Ecclesiastica Minore diffusasi tra la seconda metà del XVII e la prima metà del XVIII secolo, periodo in cui si seguono forme più semplici e rigorose.
E’ costituita da un navata unica per il culto; la facciata ha un semplice portale e termina con un campanile a vela. Il tetto a capanna è sostenuto da due capriate in legno di ginepro e tegole di laterizio posate alla sarda direttamente sulle canne e sul tavolato.
L’altare è in muratura ed è sormontato da una nicchia a muro che accoglieva il simulacro del santo. Anticamente sorgeva nel villaggio denominato Carruti, uno dei più importanti ed economicamente più vitali che fu abbandonato a causa delle guerre di conquista e delle incursioni barbaresche.
 
CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA
La chiesa di San Giovanni è situata a circa 4 km da Muravera in direzione Cagliari, sulla strada vicinale da Località San Giovanni alla Peschiera, che corre parallela alla S.S. 125. Per giungervi occorre percorrere il bivio di San Giovanni che conduce all’omonima marina, a 120 metri girando a sinistra e percorrendo la strada vicinale, dopo circa 400 metri si scorge immersa nel verde la chiesetta campestre.
Di essa non si conosce esattamente la data dell’edificazione, anche se da un inventario fatto redigere dalle autorità del Comune di Pisa nel 1316, si attesta la presenza di villaggi un tempo fiorenti vicino all’attuale Muravera tra cui vi era la Villa di Sorrui, localizzata presso la Torre dei 10 cavalli, nella quale sorgeva anche la chiesa di San Giovanni. Questo era indubbiamente uno dei centri più importanti ed economicamente più vitali della zona considerata la popolazione ivi insediata che si attestava intorno ai 150 abitanti. La guerre di conquista del territorio, il regime feudale imposto nel regno catalano-aragonese di Sardegna e Corsica dal 1324, le incursioni barbaresche del XV e XVI secolo, favorirono l’abbandono dei villaggi costieri con il conseguente ingrandimento di quelli sopravissuti come fu per Muravera. Dopo questo periodo della chiesetta campestre ci pervengono notizie storiche dal Casalis (1843) e dall’Archivio Arcivescovile di Cagliari fin dalla fine del 1700. La chiesa è stata probabilmente abbandonata fin dalla prima metà del 1800 e di essa si ritrovano notizie storiche risalenti al 1922 dall’Archivio della Chiesa Parrocchiale di San Nicola di Bari, nel quale si cita che un gruppo di volenterose persone del paese guidate da un certo Pitzalis Severino si misero di proposito a riedificarla e vi riuscirono, aiutati dalle oblazioni del popolo.
In quell’anno la vigilia della festa che cade il 24 giugno, il simulacro di San Giovanni Battista, adagiato su un cocchio tirato da buoi, partiva dopo 80 anni di riposo, alla volta della sua chiesa, accompagnato dalla Confraternita del Rosario, dalle società religiose e da tutto il popolo muraverese.
Lì dopo aver benedetto la nuova chiesetta, il giorno dopo si celebrava la festa, con numeroso intervento di popolo. Da quel momento in poi tutti gli anni si andava in pellegrinaggio con il Santo e vi si celebrava la messa cantata, presumibilmente fino al 1931.
Da quel periodo in poi la chiesa è stata nuovamente abbandonata, ma nel 2004, grazie a un intervento di ristrutturazione, è stata ricondotta alle sue antiche origini con lo scopo di riportare in essa la devozione per il Santo e le feste che in tale luogo si svolgevano.
 
CHIESA DI SANT’ANTIOCO
Edificata ai piedi del Bruncu Sant’Antioco, l’omonima chiesa si può raggiungere dopo aver percorso la provinciale che da Muravera conduce a San Vito. La costruzione è realizzata con pietre locali, tagliate in forme irregolari, legate fra loro con argilla. È costituita da un’unica navata e da una sagrestia. La facciata è rivolta a est, dispone di tre ingressi ed è priva di campanile.
 
MONUMENTI STORICI URBANI
 
IL PORTICO PETRETTO
Imboccando la Via Portico all’altezza della Piazza Europa si giunge nel cuore del centro storico del paese, dove si può ammirare il Portico Petretto, un suggestivo monumento in pietra risalente alla fine del XVII secolo. E’ costruito su un arco che sovrasta l’omonima via, ed è coperto. Ai lati si aprono quattro piccoli archi, due per lato che oltre ad abbellire la costruzione danno luce all’interno.I nostri anziani raccontano che il monumento fu costruito dalla famiglia Petretto, proprietaria delle due case ai lati della strada, con lo scopo di transitare da una proprietà all’altra quando pioveva ma soprattutto durante i forti acquazzoni, molto frequenti nella zona. Il Portico fu utilizzato fino alla prima metà del 1800, e oggi resta solo una delle due case che venivano messe in comunicazione dallo stesso.
 
SA DOMU DE IS CANDELAJUS (La Casa dei Candelai)
Sa Domu de is Candelajus è ubicata nel centro storico del paese tra la Via Montis e la Via Speranza, e rappresenta uno dei pochi modelli di casa sarrabese ancora intatta e presente nel paese, risalente circa al 1790, apparteneva alla famiglia Pilia. La struttura è pressochè intatta, visitandola si può ammirare l’identità della famiglia che la abitava, le sue possibilità economiche abbastanza agiate, il carattere dei suoi prorpietari, i pensieri, i sentimenti più intimi, la forte devozione cristiana. Percorrendo le sue stanze si avverte, comparando il nuovo con l’antico, come questa abitazione sia rimasta a testimoniare un tempo lontano.
Vi si accede tramite un grande portone in legno “su potali” all’interno del cortile si apre la loggia “su stalu”, un porticato costruito davanti alle camere su cui esse si affacciano e prendono luce il cui pavimento, grazie alla mano abile del padrone di casa, forma quasi un “tappeto speciale” costituito di pietre levigate dal fiume disposte a formare ricami di fiori. Probabilmente la preziosità di questo ambiente è da ricondurre al tipico utilizzo della loggia che rappresentava il centro della casa, il luogo del disbrigo delle mansioni domestiche: vi si ricevevano le visite, vi si tesseva, vi si accoglieva la servitù, d’estate vi si sostava al fresco e d’inverno vi si godeva il tepore del sole. La cucina, chiamata in dialetto “su foxili”, era sempre esclusa dalla loggia ma comunicante con essa e rappresentava l’ambiente intimo familiare, spesso vi si concentrava la famiglia nei momenti di lutto attorno al grande camino circondato da seggioline basse “cadireddas”.
Si accede al piano di sopra tramite una scala in legno, qui si trova la camera da letto che comprende il solaio “su stazzu” dove venivano custoditi i cereali, sopraelevato in misura tale che la donna vi potesse accedere in piedi con una corba in testa. Nella parte superiore si trova altresì un altro ambiente prezioso nonché insolito, il laboratorio delle candele, da cui deriva il nome che le è stato attribuito. Qui infatti l’ultima proprietaria, con devozione religiosa, produceva le candele per gli ex voto. Ora è adibita a Casa Museo, frequentemente ospita delle mostre, tra cui l’ultima “Genti de bidda mia” di Pinuccio Sciola.
 
LE TORRI COSTIERE
 
TORRE DEI DIECI CAVALLI (Anche Torre della Porta)
Percorrendo la S.S. 125 in direzione di Cagliari all’altezza della Marina di San Giovanni, lungo uno dei canali del Flumendosa, si scorge la Torre dei Dieci Cavalli unica nel suo genere non solo in Sardegna ma in tutto il mondo, oggetto e teatro di tante battaglie degli uomini del Sarrabus. Non si conosce l’anno preciso della sua edificazione, ma si può collocare nel XVI secolo, in epoca spagnola. Fu costruita per la difesa dalle frequenti e temute invasioni dei barbari africani che non si limitavano a far razzia di cose e animali, ma si spingevano ben oltre attraverso rapimenti in massa di uomini, donne e bambini che venivano ridotti in schiavitù ma soprattutto utilizzati negli scambi commerciali del Mediterraneo.
La Torre dei Dieci Cavalli era così chiamata perché era costantemente presidiata da dieci guardie a cavallo sempre pronte ad avvisare le popolazioni limitrofe dell’imminente pericolo armati di fucili da posta e dotati di uno spingardo che sistemato sul lastrico d’armi a circa 10 m dal suolo con il suo micidiale fuoco poteva coprire una vasta area. Chiamata anche Torre della Porta, si compone di una torre circolare eretta su un basamento voltato con archi provvisto di una porta attraverso la quale passava la Strada Reale e si accedeva al territorio di Muravera.
Risulta in funzione già nel 1581, ben prima che, Filippo II, figlio dell’imperatore Carlo V, varasse la Reale Amministrazione delle Torri. Al 1767 risale invece la richiesta per lavori di manutenzione straordinaria e per la dotazione di munizioni e di un cannocchiale. Dai documenti d’archivio risulta che i viveri e le munizioni erano a carico delle ville di Muravera, San Vito e San Priamo.
Cessa la sua attività nel 1774 quando il Conte Ferrero Della Marmora attraverso una lettera inviata ai ministri di giustizia e consiglieri della Villa di Muravera delibera l’abbandono della Torre della Porta e il licenziamento della guarnigione.
 
TORRE SALINAS
La Torre Salinas è ubicata sull’omonima collina alta 50 m che si affaccia a picco sul mare. Chiamata anche Torre delle Saline, fu costruita intorno al 1650 circa per custodire le Saline del Colostrai, difendere le ville e le proprietà della “Curatoria dell’Incontrada del Sarrabus” e avvertire le popolazioni del pericolo che arrivava dal mare attraverso un collegamento visivo con la Torre di Capo Ferrato e con la Torre dei Dieci Cavalli. Delle torri di Sardegna è l’unica a pianta quadrata che si sviluppa su tre piani rastremati verso l’alto. Risulta presidiata nel 1581 e nel 1686 subì un particolare consolidamento.
Nonostante nel 1776 le popolazioni vicine avessero costituito un fondo per il suo restauro con lo scopo di ricostruirla per la sicurezza di quei litorali, ancora nel 1785 nessuna opera di ripristino era stata fatta, così il Governo sollecitò l’inizio dei lavori e promise un artigliere, uno spingardo e due soldati torrieri per controllare la foce del fiume, le peschiere e le coltivazioni. I lavori iniziarono però solo nel 1817 su progetto redatto dal regio architetto Gerolamo Melis.
La torre, recentemente restaurata nel 2003, rappresenta uno dei punti panoramici della zona.
 
TORRE DI MONTI FERRU
   

Ubicata in Località Capo Ferrato, la Torre di Monte Ferru si trova sulla cima dell’omonimo monte da cui si può ammirare un vero e proprio panorama che abbraccia tutto il territorio di Muravera: a destra verso Costa Rei e a sinistra verso Feraxi. La sua architettura si presenta di forma tronco-conica di pianta circolare. Come tutte le torri costiere risalenti tra il XIV e il XVIII secolo fu fatta costruire in una posizione da cui si poteva vigilare su un vasto settore costiero per difendere il Regno di Sardegna dagli attacchi islamici e barbareschi, con funzioni di avvistamento del nemico e di difesa della popolazione circostante; inoltre era anche adatta a comunicare con le altre due torri costiere (Torre Salinas e Torre dei dieci Cavalli) con il fuoco di notte e il fumo di giorno.
Attualmente per raggiungerla vi sono alcuni sentieri tra la macchia mediterranea difficilmente praticabili, ma da lassù si può ammirare un vero e proprio paradiso!
 
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dom1Nonostante il territorio di Muravera sia ricco di testimonianze storico-archeologiche, solo alcune di esse sono realmente accessibili  per il tramite di sentieri che conducono in loco. Visitarli permette di vivere esperienze interessanti alla ricerca di luoghi nascosti e misteriosi che ci riportano, attraverso un  salto nel passato, a scoprire le vicissitudini storiche di questa zona che è stata abitata sin dalla più antica età preistorica, prima della cosiddetta “Civiltà Nuragica”. Di quest’epoca possiamo ancora visitare le domus de janas, tombe scavate nella roccia simili alle abitazioni dei vivi, edificate vicino ai menhir e ai dolmen, isolate o riunite insieme in una necropoli, la cui struttura semplice o complessa variava nelle dimensioni. Curiosa è l’origine etimologica del suo nome che indicava le “case delle fate o delle streghe”. Le janas, secondo la legenda, sono delle piccole fate, a volte buone altre cattive e dispettose, che vivevano in piccoli buchi scavati nelle rocce (le cosiddette domus de janas) e uscivano solo di notte per non rovinarsi la pelle candida con i raggi di sole. Si dice che erano abili tessitrici e che possedevano e custodivano all’interno delle grotte dei tesori nascosti.

Nel III millennio a.C. la Sardegna e il nostro territorio risentono della corrente megalitica del Nord Europa, di cui oggi si possono ancora visitare i complessi di menhir, quasi completamente intatti, rappresentati da lastre di granito infisse nel terreno secondo moduli complessi. La loro costruzione è da ricollegare a finalità religiose pertinenti il culto solare, erano luoghi sacri per le tribù nuragiche per le quali rappresentavano sia la divinità maschile che la fertilità nel culto della loro religione.

 

Vicino ai complessi di menhir possiamo trovare, ben conservati i resti dei nuraghi, strutture misteriose della preistoria, aventi funzioni militari, funerarie o abitative. Visitarli non è solo un’esperienza culturale ma una vera e propria avventura naturalistica, perché questi siti archeologici si trovano spesso sulla sommità delle montagne, nascosti dalla tipica vegetazione mediterranea che fa loro da scrigno, e per raggiungerli occorre spesso percorrere meravigliosi sentieri che permettono di apprezzare le numerose specie floristiche del territorio.

Frequente accanto ai nuraghi è la presenza di tombe, individuali o collettive, costruite in muratura e formate da una cella, un corridoio e un ingresso, con funzioni di area cerimoniale.

 

Resti dell’età punica sono visibili nell’unico esemplare rimasto rappresentato dalla Fortezza di “Baccu di Monte Nai” risalente al V sec. A.C. L’opera di colonizzazione da parte dei romani, avvenuta nel Isecolo a.C, è presente nei resti di vari villaggi. Gli insediamenti, in quest’epoca, furono costruiti lungo le coste, buon punto d’approdo per le navi, o vicino ai complessi megalitici considerati luoghi con un particolare richiamo mistico.

 

 

Domus de Janas di Monte Nai

 

    

 

          Si trova nella lottizzazione di Monte Nai,i all’interno di un villaggio turistico, nei pressi delle pendici del Monte omonimo . Definita anche tomba ipogeica è una sepoltura bicellulare, scavata nel granito e formata da due celle a cui si accede mediante un apertura di modeste dimensioni. All’interno non sono visibili tracce di lavorazione sulle pareti che, al contrario, sono ben levigate.

 

 

 

 

 

Complesso megalitico “Cuili Piras”

 

Ubicato nella località “Cuili Piras”, sulla Strada Provinciale che conduce alla zona turistica di Monte Nai, all’interno della proprietà del Signor De Murtas, questo sito archeologico è facilmente accessibili.

Il complesso si trova in buone condizioni, è composto da 53 menhir formati da lastre di granito, disposte in aggregati di 3-4-5 elementi è  ripartito in tre impianti ben distinti:

-         Il primo è costituito da 29 menhir, i più bassi di tutto il complesso, che si trovano nella posizione ortostatica originale e si sviluppano in posizione centrale.

 

-         Il secondo  è formato da 22 menhir, disposti in linea retta, che si trovano più a nord del primo, di cui alcuni in seguito ai lavori di cantiere archeologico sono stati rimessi nella loro posizione eretta originale;

 

-         Il terzo è composto da 3 menhir isolati che si trovano poco distanti dal primo e a sud del secondo.

 

Utilizzati come calendario astronomico di pietra estremamente preciso ma anche per scopi religiosi, il complesso megalitico per la particolare posizione e per la distanza con la quale sono collocati i menhir, presenta numerose similitudini con gli insediamenti megalitici della Francia e della Gran Bretagna, in particolare con il famoso complesso di Stonehenge.
Nella stessa area, immersi nella macchia mediterranea, si trovano i resti del nuraghe “Cuili Piras” di cui è ben visibile l’ingresso, parte della torre centrale e alcuni resti delle strutture murarie.

 

 

 

 

 

Complesso megalitico di “Piscina Rei”

Nei pressi dello stagno di Piscina Rei, a circa 200 metri dalla spiaggia di Costa Rei, si può visitare l’omonimo complesso megalitico, risalente a circa 5000 anni fa. E’ costituito da 22 menhir di granito disposti in aggregati, di cui cinque sono ancora nella posizione originale , mentre gli altri sono stati rimessi in posizione eretta durante un lavoro di cantiere archeologico. La particolarità di questo sito archeologico di modeste dimensioni è riscontrabile nella presenza di un blocco di granito probabilmente utilizzato con funzioni di ara sacrificale data la presenza di una cavità idonea alla raccolta di liquidi. Gli studi effettuati su questo sito, come in quello di “Cuili Piras” hanno evidenziato l’importanza di questo complesso megalitico non solo per le sue funzioni astronomiche ma anche per la valenza storica e archeologica dell’ara sacrificale utilizzata fino all’età romana.

Questo complesso è stato sovrapposto in età imperiale romana da un villaggio denominato “Susalei”, edificato tra il II sec. e il III sec. d.C  comprendente la zona vicina allo stagno di Piscina Rei e la località “Ibba Sa Cresia”. Nelle vicinanze dello stagno si sviluppavano le capanne di pianta circolare di grandi dimensioni, mentre a ovest nella località “Ibba Sa Cresia” si trovavano gli edifici più importanti dell’insediamento, di cui oggi esistono ancora le strutture murarie costituite da blocchi squadrati di arenaria. A est del villaggio si sviluppava una necropoli costituita da tombe ad incinerazione simili a quelle della necropoli “Casa Murgioni” in località Feraxi.

 

Complesso megalitico “Nuraghe Scalas”

 

Ubicato sul margine est dell’altopiano “Pranu sa Siliqua”, sulla sommità di una bassa cresta rocciosa di granito che si affaccia sulla Costa Rei. E’ il complesso megalitico meglio conservato in Sardegna, ed è stato dichiarato di importante interesse archeologico con il Decreto del Ministro Segretario di Stato per i Beni Culturali e Ambientali. Composto da 43 menhir, disposti a gruppi di 3-4-5 elementi infissi profondamente nel terreno nella posizione ortostatica originale. Merita sicuramente una visita poiché in esso si possono ammirare due pietre megalitiche di forma antropomorfa, maggiori per dimensioni rispetto alle altre del complesso. La loro funzione è ancora incerta ma comunque ricollegabile a funzioni astronomiche.

 

A circa 200 metri dal complesso si trova un nuraghe risalente al tardo neolitico. Ha una struttura di forma semi-circolare costituita da pietre di grosse e medie dimensioni disposte in filari murari irregolari. Si pensa fosse utilizzato per attività metallurgiche poiché nelle vicinanze sono state ritrovate scorie di fusione primaria.

 

Complesso megalitico “Baracca Su Entu”

 

       Situato in località Feraxi ed è composto da 25 menhir formati da grossi lastroni di granito e collocati in posizione orizzontale di cui 22 ancora nella loro posizione originale. In epoca imperiale-romana nell’area dell’impianto megalitico è stato costruito un villaggio denominato “Porto Sipicio” costituito da capanne di pianta circolare; poco lontano dal villaggio è ubicata un estesa necropoli denominata “Casa Murgioni” costituita da tombe ad incinerazione impiantate superficialmente e oggi pressoché distrutte. In questa necropoli si possono ancora oggi vedere alcuni betili, piccole sculture senza raffigurazione, che avevano la funzione di delimitare la città dei morti e invitare i vivi ad onorarli.

 

 

 

 

 

Nuraghe Murtas

 

      E’ ubicato sul bordo della piana alluvionale creata dal fiume “Foxi Padrionnas”, in località Santa Maria a qualche km dal centro di Muravera e vicino alla SS 125. Recentemente è stato ripulito e restaurato e reso accessibile al visitatore.

Di quello che circa 4000 anni fa era un nuraghe formato da cinque torri e circondato da un villaggio di capanne denominate pinnetas, oggi si possono vedere solo alcune tracce poiché gran parte del nuraghe è ancora da scoprire e riportare al suo antico splendore.

Dagli studi effettuati si ipotizza fosse costituito da tre ambienti uniti da filari murari di pietre di grandi dimensioni disposte in maniera regolare. La sua struttura è unica nella zona poiché è uno dei pochi nuraghi ad essere ubicato in pianura.

 

 

Nuraghe “S’Acqua Seccis”

        Risalente al II sec. a.C., è situato in località S’Enni, sulla sommità del monte denominato “S’Aqua Seccis”. Il suo versante est prospetta verso il mare, in direzione Is Perdigonis e in linea d’aria è a poche centinaia di metri dalla SS 125  anche se non è visibile dalla strada a causa di ammassi rocciosi che lo occultano.
Esso domina l’intero territorio e dal punto in cui è posto si può ammirare un suggestivo panorama. La localizzazione dei nuraghi sulla sommità dei monti è da ricollegare agli antichi metodi di costruzione delle popolazioni nuragiche che costruivano tali strutture in posti alti per poter avere il controllo di tutto il territorio e poter comunicare con altri nuraghi disposti sulle altre colline. E’ un nuraghe complesso del tipo a cupola raggiungibile tramite undici gradini ancora praticabili attraverso i quali si accede alla camera centrale e ad altre nicchie tutte danneggiate. E’ composto da tre strutture una centrale e due torri laterali. Le torri laterali sono collegate da una cinta muraria costruita con pietre di piccole dimensioni disposte in maniera regolare, la parte centrale è ancora in buone condizioni e si sviluppa tra le due torri laterali. Vista la posizione e la grandezza si pensa che questo nuraghe avesse una funzione militare.

Nei pressi del nuraghe “S’Acqua Seccis” si possono vedere i resti di un altro nuraghe denominato Nuraghe “Orcu” di cui è rimasta solo una parte in discreto stato di conservazione. Attorno a quest’ultimo nuraghe sono visibili anche delle strutture murarie simili a capanne e nelle vicinanze, nascosti dalla vegetazione, si trovano molti menhir abbattuti e i resti di una necropoli di epoca imperiale romana. Entrambi i nuraghi sono facilmente raggiungibili e identificabili grazie alla segnaletica turistica.

 

Nuraghe “Ponzianu”

 

       E’ ubicato in località “Baccu Tassonis” ed è l’unico nuraghe della zona ad avere una struttura a pianta quadrata.

 
 

 

 

 

 

Nuraghe Sa Spadula



 

Ubicato in località “Sa Spadula”, sulla sommità di uno sperone roccioso, per la presenza di una fitta vegetazione che lo circonda, è difficilmente raggiungibile. La sua struttura è composta da una parte centrale formata da pietre di varie dimensioni che comprende tre camere di piccole dimensioni a pianta circolare. Nelle immediate vicinanze si trovano i resti delle strutture murarie delle capanne che costituivano il relativo villaggio.

Nuraghe “Santoru”

 

E’ ubicato in località “Sa Spadula” sulla sommità di un rilievo granitico difficilmente raggiungibile. Il nuraghe è stato costruito appoggiando dei bastioni murari, costituiti da pietre di piccole e grosse dimensioni, alle strutture rocciose della collina. Si sviluppa in tre piani naturali, di cui il primo rettilineo e gli altri due curvilinei. La struttura è a pianta circolare ed è costituita da pietre di varie dimensioni disposte secondo filari murari. Subito dopo l’ingresso un breve corridoio conduce a una camera di piccole dimensioni, ricoperta da pietre crollate dalle mura superiori. Si pensa che questo nuraghe non abbia avuto funzione militare poiché non è completamente circondato da mura difensive. Nelle vicinanze si trovano anche i resti delle capanne.

Tomba “Arcu Ziu Marinu

 

Questo tipo di sepoltura, tipica della Sardegna e soprattutto della civiltà nuragica, si è sviluppata tra il 1200 e il 1900 a.C.. Costruite in muratura erano formate da una camera sepolcrale rettangolare preceduta da un andito il cui pavimento veniva lastricato. L’ingresso di piccole dimensioni era chiuso da un portello in pietra e permetteva di accedere all’area cerimoniale denominata esedra. La tomba vista dall’alto ha la forma di un toro, considerato un animale sacro nella civiltà nuragica che simboleggiava la potenza e la fertilità.

 

Fortezza Punica di “Baccu di Monte Nai” e complesso megalitico

 

Si sviluppa sulla sommità di una cresta collinosa di granito, nell’altura costiera di Monte Nai. Aveva funzione militare in quanto era un sistema fortificato per la difesa della costa presa di mira dai continui attacchi esterni dei pirati. La struttura è costituita dalle mura di recinzione difensive e dalle strutture abitative composte da pietre di piccole dimensioni, sistemate con il fango. Nel sito, che è stato sicuramente riutilizzato in epoca romana, probabilmente si sviluppava il villaggio di “Arculenti” abbandonato nel XIV secolo e definitivamente distrutto ed eliminato da moderni mezzi meccanici. Oggi si possono notare solo i resti di poche strutture murarie.

Nei pressi della fortezza di trova un complesso megalitico composto da 4 menhir ancora integri e in posizione eretta che si trovano sul lato ovest della collina; altri 3 menhir giacciono abbattuti poco distanti vicino ai resti di un nuraghe.

LA STORIA
Muravera è stata abitata fin dai tempi più remoti, come testimoniano i diversi insediamenti di età preistorica e di origine punica e romana.
E’ collocata all’interno di una zona circoscritta denominata Sarrabus, il cui nome ha differenti interpretazioni sull’origine: alcuni sostengono che derivi da Sarcapos, un importante insediamento a carattere commerciale utilizzato dai Fenici ed in seguito dai Romani; altri pensano che provenga dal termine “Is Arabus” (gli arabi) per le continue invasioni che questa zona subì da parte di questi popoli.
Con la caduta dell’impero romano Muravera faceva parte del Regno di Calari, uno dei quattro stati medievali denominati Giudicati, nato intorno al IX-X secolo. Questo Regno era formato da 16 curadorias governate da un curadori scelto dal re, individuabili in quella di Quirra, quella del Sarrabus e quella di Tolostrai, che basavano la propria economia sull’agricoltura, sulla pastorizia e sui prodotti del mare. La curadoria del Sarrabus era formata dagli odierni comuni di Villaputzu, San Vito e Muravera e facevano parte del nostro territorio i seguenti villaggi: Murahera, Petrera, Carruti e Sorrui.
Il paese di Murahera (il toponimo dovrebbe essere composto dal sardo mura – “albero e frutto del moro gelso”, e vera “coltivata, commestibile”) si trovava vicino alle chiese di Sant’Anna e san Nicola, nel XV secolo circa venne unito con il pagamento delle tasse al villaggio di Petrera ( il toponimo dovrebbe essere riferito all’abbondanza di pietre) che attualmente costituisce un rione di Muravera, ubicato nelle vicinanze della chiesa di Santa Lucia.
L’economia di questi villaggi era basata sull’allevamento ovino, la produzione di cereali, la coltivazione della vite e la produzione e commercializzazione del vino.
La villa di Carruti situata nelle vicinanze di Petrera ad est di Muravera era più popolata degli altri due villaggi sopra citati.
La villa di Sorrui individuata a circa 2 km ad est di Muravera era ubicata dove oggi si trova la Torre dei Dieci Cavalli comprendeva le chiese di San Giovanni, San Giorgio Santa Maria e Santa Marta quest’ultime oggi non più esistenti. Era molto popolato e fu abbandonato probabilmente tra il XIV ed il XV secolo.
Alla fine del XIII secolo, nel 1256 Muravera passo ai Visconti, Giudici di Gallura e divenne parte di questo giudicato. In seguito alla dominazione pisana durata all’incirca dal 1288 al 1324, nel XV secolo fu conquistata dagli aragonesi che imposero il regime feudale e fu data in feudo ai Carroz.. Successivamente passo al feudo dei Centelles e infine degli Osorio fino all’abolizione dei feudi nel 1839, anno in cui il territorio del Sarrabus fu diviso in demani comunali.
In quel periodo pare che Muravera divenne capoluogo del Sarrabus e che venne inserita nella provincia di Lanusei. Successivamente, circa tre anni dopo, secondo alcuni documenti Muravera è ancora capoluogo del Sarrabus, ma viene a far parte della provincia di Cagliari.
 
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SAGRA DEGLI AGRUMI – MURAVERA (CAGLIARI)
La Sagra degli Agrumi trae le sue origini agli inizi degli anni sessanta per volontà degli agrumicoltori e dell’allora presidente della Pro-Loco Sig. Luciano CACCIABUE e punta alla valorizzazione della principale risorsa del luogo, appunto gli agrumi   

La manifestazione consiste nella mostra dei migliori prodotti locali ed in una grande sfilata per la via principale del paese di numerosi gruppi folcloristici provenienti da tutta la Sardegna, intervallati dalle cosiddette “ETNOTRACCAS” (elemento fondamentale della sagra), carri museo curati meticolosamente, riproducenti prevalentemente ambienti della vita agropastorale del passato, nella serata esibizione dei gruppi folcloristici accompagnati dalle “LAUNEDDAS”, strumento a fiato composto da tre canne, di epoca antichissima, che in questo territorio ha le sue origine.
La Sagra è l’immagine di un popolo antico, che sa rinnovarsi pur nel rispetto delle tradizioni, meravigliosi costumi, ricchi di colori, di stoffe preziose lavorate a mano, monili e gioielli in filigrana, fanno mostra di sé per le vie del paese addobbate con tappeti ed arazzi.
Nell’arco dei tre giorni si svolgono numerose manifestazioni collaterali quali convegni, mostre, degustazione di prodotti tipici e spettacoli musicali di vario genere.

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 3° CONCORSO
per informazioni contattare i seguenti Uffici:
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Assessorato della Pubblica Istruzione e cultura
Prof. Marco Marci
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Ufficio Segreteria del Sindaco
Rag. Massimiliano Nibbio   

Tel. 070/99000313
Fax 070/9931204
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Regolamento e Domanda di Ammissione 
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 34ª SAGRA DEGLI AGRUMI
 
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 CALNDARIO ESTATE MURAVERESE 2006
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